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Print in friendly format Send this term to a friend Radula

Organo che si trova nella faringe di molti Molluschi, costituito da un cuscinetto provvisto di dentelli cornei: serve per triturare il cibo [dal lat. radere raschiare, con suf.dim.].



Print in friendly format Send this term to a friend Rhyaciano

Il Rhyaciano (dal Greco rhyax, " flusso di lava") è il secondo periodo del Paleoproterozoico, e si estende da 2.300 milioni a 2.050 milioni di anni fa.

Anziché essere basate sulla stratigrafia, queste date sono definite cronologicamente.

Il Complesso del Bushveld nell'Africa meridionale e altre simili rocce intrusive si formarono durante questo periodo in seguito alle intrusioni di lava, dando di conseguenza il nome al periodo.

La glaciazione uroniana, iniziatasi 2.400 milioni di anni fa nel precedente Sideriano, si concluse nel tardo Rhyaciano (2.100 milioni di anni fa).

I primi Eucarioti, cioè i primi organismi viventi costituiti da cellule dotate di nucleo, cominciarono a svilupparsi in questo periodo.



Print in friendly format Send this term to a friend Riss

La glaciazione Riss è la terza glaciazione in Europa avvenuta nel Pleistocene, il primo periodo dell'era Quaternaria in cui si verificò un abbassamento generale della temperatura ed una ulteriore espansione dei ghiacciai nell'attuale zona temperata. 

Questa terza glaciazione si verificò 200.000 anni fa fino a 130.000 anni fa, seguita poi da un periodo interglaciale che durò circa 70.000 anni. 

Il nome deriva da un affluente del Danubio.



Print in friendly format Send this term to a friend Roberto Lawley

Roberto Massimo Lawley nato a Firenze il 20 ottobre 1818 morto a Pontedera il 9 luglio 1881 è stato un naturalista e paleontologo italiano, attivo nella seconda metà del 1800, ma ben poco è conosciuto sulla sua vita e sulle sue attività. 

Questo purtroppo a discapito del grande contributo che questo fervente naturalista toscano diede alla conoscenza scientifica della Paleontologia italiana ed in particolare degli squali fossili, attraverso i suoi vari studi e monografie che sono ancora oggi citati nella bibliografia scientifica. 

Purtroppo alla sua morte la maggior parte dei reperti fossili da lui raccolti in anni di ricerche e catalogati nella famosa Collezione Lawley andarono persi per sempre e solo una minima parte sono oggi visibili presso i principali musei di scienze naturali e di Paleontologia d'Italia.

Nuovi studi sopra ai pesci



Print in friendly format Send this term to a friend Rocce Eruttive

Vedi Rocce Magmatiche.



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Vedi Rocce Magmatiche.



Print in friendly format Send this term to a friend Rocce Magmatiche

Le rocce magmatiche (dette anche eruttive o ignee) si formano in seguito alla solidificazione di magmi, cioè di masse silicatiche fuse contenenti vari componenti (FeO, MgO, CaO, ecc.) e sostanze volatili (acqua, anidride carbonica, idrogeno, metano, ecc.).

Costituiscono quasi il 65% della crosta terrestre; ma, sulla superficie della Terra, questa abbondanza è nascosta dallo strato diffuso, sebbene molto sottile, di Rocce Sedimentarie e metamorfiche.

I magmi sono il prodotto dell'attività dei vulcani e possono presentare svariate dimensioni; il loro raffreddamento, e la conseguente solidificazione, avviene nella parte esterna della crosta terrestre o in prossimità delle zone più alte del sottostante Mantello terrestre. 

Le condizioni opportune per la creazione di un magma sono:

- Un aumento locale della temperatura
- L'avvento di fluidi in grado di idratare le rocce e abbassare il loro punto di fusione
- La diminuzione delle pressioni interne che consente la risalita di sostanze in superficie

Temperatura, pressione e componenti volatili regolano il raffreddamento di una massa magmatica.

In linea generale le fasi che un magma deve attraversare prima di arrivare a completa solidificazione sono cinque, e cioè:

- fase di magma surriscaldato: si è sopra la temperatura di cristallizzazione;
- fase ortomagmatica: (a circa 1200 °C) dal fuso iniziano processi di cristallizzazione per raffreddamento, cioè dal fuso si separano vari componenti secondo il loro punto di fusione, dalla cui successiva aggregazione si Forma una roccia. 

È questa la fase in cui si formano le più comuni Rocce Ignee. 

Si assiste a un forte aumento della pressione di vapore;
- fase pegmatitica: (a circa 750 °C) la pressione di vapore è massima e il residuo fuso penetra negli spazi vuoti;
- fase pneumatolitica: (a circa 400-500 °C) il residuo fuso è vaporiforme. 

La cristallizzazione è minima e i gas, avendo pressioni elevatissime, tendono ad infiltrarsi nelle rocce;
- fase idrotermale: la temperatura scende fino al valore inferiore a quello critico dell'acqua. 

In questo modo la massa gassosa, formata prevalentemente da acqua, passa allo stato liquido dando luogo a effetti corrosivi sulle rocce circostanti.

Le rocce magmatiche sono importanti sotto l'aspetto geologico perché:

- la loro composizione chimica fornisce informazioni sulla composizione del Mantello, l'involucro dal quale le rocce provengono, sulle condizioni di temperatura e pressione che ne hanno permesso la fuoriuscita e sulla composizione della roccia preesistente prima della fusione;

- il calcolo della loro età, ottenuta per mezzo delle varie forme di Datazione Radiometrica, e il confronto dell'età degli strati adiacenti, permette di ricostruire una affidabile sequenza temporale degli eventi geologici;

- di solito la loro struttura è caratteristica di un specifico ambiente tettonico, permettendo così delle ricostituzioni compatibili con la Tettonica a zolle;

- in alcuni particolari casi ospitano importanti depositi di minerali; per esempio, tungsteno, stagno e uranio sono comunemente associati con i graniti, mentre cromo e platino sono comunemente associati con i gabbri.



Print in friendly format Send this term to a friend Rocce Metamorfiche

Le rocce metamorfiche sono rocce che hanno subìto modificazioni nella composizione mineralogica o nella struttura e nella tessitura in seguito a mutamenti di temperatura e pressione: questo processo prende il nome di Metamorfismo. 

Questa tipologia di rocce può derivare dalla trasformazione di Rocce Sedimentarie, magmatiche o da altre rocce metamorfiche: il processo di trasformazione avviene comunque allo stato brado in particolari condizioni di pressione e temperatura. 

Gli Atomi dei minerali in questa particolare condizione si dispongono in modo da formare nuovi reticoli cristallini.

In laboratorio sono state evidenziate le condizioni di temperatura e pressione che portano alla formazione di minerali indice cioè che permettono l'identificazione delle rocce: in base a questi si è giunti al concetto di facies metamorfiche.

Ciascuna facies, oltre a raggruppare rocce formate in un certo intervallo di temperatura e pressione, è un insieme di caratteri litologici e strutturali di una roccia, in quanto dipende dall'ambiente in cui la roccia si è formata. 

Le diverse facies possono essere raggruppate in un grafico dove l'asse x e l'asse y rappresentano la temperatura e la pressione distinguendo così cinque grandi gruppi:

Scisti verdi: basse temperature (100 °C) e basse pressioni.
Scisti blu: basse temperature e pressioni medio-alte.
Anfiboliti: medie temperature (500-700 °C) e pressioni medio-basse.
Eclogiti: medie temperature e alte pressioni.
Granuliti: alte temperature (800-900 °C) e medie pressioni.

Temperature superiori ai 900 °C portano alla fusione delle rocce formando i fusi anatettici.



Print in friendly format Send this term to a friend Rocce Sedimentarie

Le rocce sedimentarie sono un tipo di rocce formate dall'accumulo di sedimenti di varia origine, derivanti in gran parte dalla degradazione ed erosione di rocce preesistenti, che si sono depositati sulla superficie terrestre. 

Tale terminologia deriva dal latino sedere, depositarsi.

La disciplina di studio e ricerca è la sedimentologia, e i suoi studiosi sono detti sedimentologi.

Le rocce sedimentarie sono quindi il risultato di un complesso di fenomeni, chiamato processo sedimentario, che si compone di erosione da parte degli agenti esogeni, trasporto da parte di fluidi (acqua, vento, ghiaccio), sedimentazione in ambiente sedimentario marino, continentale o misto e infine diagenesi.

I sedimenti, di provenienza, composizione e dimensioni assai variabili, sono il risultato dell'alterazione chimico-fisica e talora biologica operata da vari agenti erosivi che insistono sulla superficie terrestre.

I processi fisici che determinano maggiormente l'alterazione di rocce sono principalmente quelli che generano fratture nell'ammasso roccioso originario a causa ad esempio dell'erosione della roccia.

A questi fenomeni si aggiunge non di rado l'azione dell'acqua che infiltrandosi nelle fessure e congelando per effetto delle basse temperature, ingrandisce le fratture disgregando di fatto la roccia circostante; questo fenomeno prende il nome di crioclastismo.

Nei climi molto caldi anche l'elevata temperatura può facilitare il processo di disgregazione: gli intensi cicli di forte raffreddamento e riscaldamento nell'arco della giornata generano nel terreno cicli di espansione e di contrazione molto pronunciati, che provocano l'esfoliazione del terreno; questo fenomeno prende il nome di termoclastismo.

I fenomeni chimici, preponderanti soprattutto nel caso di detriti di piccole dimensioni a causa della loro maggiore superficie specifica, sono principalmente causati dall'interazione tra i componenti della roccia e l'acqua e le sostanze in essa disciolte. 

Un esempio può essere la dissoluzione di rocce carbonatiche per effetto dell'acqua con elevate percentuali di anidride carbonica.

Il materiale così alterato viene solitamente trasportato lontano dalla sua roccia madre soprattutto attraverso l'azione delle acque dilavanti, dai fiumi e da altri corsi d'acqua, fino a raggiungere un ambiente deposizionale di bassa energia dove può depositarsi per azione gravitativa. 

Nel caso di materiali solubili la deposizione avviene in soluzione per poi precipitare successivamente. 

Spesso (ma non unicamente) tale ambiente è quello marino, dove i materiali vengono redistribuiti sul fondo marino dal moto ondoso, dalle maree e dalle correnti. 

Altri agenti di trasporto possono essere localmente il vento (ad esempio in ambiente desertico), così come i ghiacciai, che possono trasportare materiale sedimentario con il loro lento movimento verso valle.

L'acqua è il più importante agente di trasporto e mezzo fisico nel quale avviene la deposizione: molte delle caratteristiche peculiari delle rocce sedimentarie derivano quindi dalla loro deposizione in ambiente subacqueo.

La sedimentazione, quando avviene per effetto gravitativo, genera nei detriti una differenziazione in base alle dimensioni dei granuli.

Infatti la loro deposizione è strettamente legata alla forza che l'agente di trasporto ha per continuare a trattenerli in sospensione. 

Un esempio di questa differenziazione della deposizione può essere l'azione di un corso d'acqua che, avendo inizialmente carattere torrentizio, riesce a trasportare detriti di dimensioni anche importanti; andando verso valle perderà parte della sua energia e i primi detriti ad essere sedimentati saranno quelli di dimensioni maggiori, cioè principalmente le ghiaie. 

Successivamente si andranno a depositare detriti di dimensioni sempre minori in virtù della sempre minore forza del mezzo, quindi sabbie, limi ed argille.

I detriti, nell'azione di trasporto, subiscono anche una modifica della loro Forma, dovuta alla reciproca abrasione delle particelle in sospensione, risultando così avere Forma arrotondata priva di spigoli vivi.

Una volta deposti, i sedimenti vanno incontro ai processi di diagenesi, ovvero quel complesso di trasformazioni chimico-fisiche che avvengono una volta avvenuta la sedimentazione. 

Tali fenomeni in gran parte sono costituiti dalla Litificazione, che trasforma i sedimenti in un ammasso roccioso compatto e coerente, formandosi così la dura roccia sedimentaria così come siamo abituati a conoscerla.

La diagenesi avviene come risultato combinato di alcuni meccanismi:

- la compattazione (o costipamento), dovuta al carico litostatico dei sedimenti sovrastanti, che man mano sedimentano, inducendo sia una diminuzione della porosità ed espulsione dell'acqua dagli stessi che un riarrangiamento reciproco della disposizione dei granuli;
- la cementazione: le acque circolanti nei sedimenti (soprattutto i più grossolani come granulometria) contengono sostanze cementanti naturali, come il carbonato di calcio o l'ossido di silicio, che depositandosi tra i granuli Forma un legante naturale (chiamato in geologia cemento) che unisce saldamente le particelle sedimentarie.

Col termine Litificazione viene indicata la generalità dei risultati della costipazione e cementazione su di un sedimento sciolto.

Riequilibri geochimici tra la composizione mineralogica del sedimento e quella dei fluidi permeanti i pori, nelle rocce carbonatiche è possibile ad esempio osservare la dolomitizzazione di rocce calcaree che consiste essenzialmente in una parziale sostituzione degli Atomi di calcio con quelli di magnesio. 

Variazioni dei valori di pH e redox entro il sedimento determinano la deposizione o dissoluzione di alcuni minerali, la genesi di minerali di neoformazioni e la trasformazione di minerali argillosi.

In particolare le variazioni del potenziale redox, modificando lo stato di ossidazione del ferro presente nei sedimenti sono responsabili delle colorazioni rossastre o verdastre o violastre di molti sedimenti.

La Geologia non fa distinzioni tra la natura sciolta e incoerente del materiale sedimentario al momento della sua deposizione e quella invece caratterizzata da durezza e solidità delle rocce sedimentarie che verranno a formarsi alla fine. 

Infatti, qualsiasi deposito di materiale sedimentario è considerato comunque una roccia, qualsiasi sia il suo stato fisico, anche se i processi fisici e chimici ai quali il sedimento è sottoposto a partire dalla sua deposizione tendono a convertire il materiale sciolto in quello che comunemente è conosciuto come roccia.

Dal tipo di sedimento, e conseguentemente dalle caratteristiche del processo sedimentario, deriva la principale suddivisione delle rocce sedimentarie in:

- Rocce sedimentarie clastiche formate da frammenti di altre rocce (clasti) trasportati dal luogo di formazione, modificati più o meno intensamente e infine depositati.

All'interno di questa classe le r.s. vengono ulteriormente suddivise in base alla granulometria dei clasti:

- conglomerati se il diametro è > 2 mm (i conglomerati si dividono in brecce se i clasti hanno spigoli vivi, mentre sono denominati puddinghe se hanno spigoli arrotondati)

- arenarie se il diametro è compreso tra i 2 mm e 1/16 di mm
- siltiti se il diametro è compreso tra 1/16 di mm e 1/256 di mm
- argilliti se le dimensioni sono inferiori a 1/256 mm

Talune classificazioni ricomprendono le siltiti all'interno delle argilliti, definendo quest'ultime come rocce sedimentarie clastiche aventi clasti di dimensioni inferiori a 1/16 di mm.

- Rocce sedimentarie chimiche formate dalla deposizione sul fondo di sali o altri composti chimici disciolti e contenuti nelle acque marine, questi sali precipitano, quando la loro concentrazione nell'acqua marina, aumentando per l'evaporazione dell'acqua, supera il valore massimo di saturazione. 

Spiccano tra queste rocce le evaporiti rappresentate in gran parte dal gesso e dalla salgemma. 

Si annoverano tra queste rocce anche alcuni calcari e dolomie.

- Rocce sedimentarie organogene o biochimiche che si originano dalla deposizione e successiva cementazione prevalentemente di esoscheletri (o frammenti di essi) di organismi con guscio carbonatico o siliceo. 

I fondali marini dei mari profondi sono coperti da un fango formato dai gusci di organismi planctonici microscopici come i foraminiferi pelagici, i radiolari e le diatomee. 

Questi fanghi diagenizzati danno origine a rocce come calcari pelagici, radiolariti e diatomiti.

Al di fuori della classificazione sopra accennata si ricorda anche la marna, una particolare roccia sedimentaria, piuttosto diffusa nelle serie stratigrafiche sia alpine che appenniniche, composta da una frazione argillosa (quindi clastica) e una frazione calcarea (di origine chimica od organogena).

Altre classificazioni sono presenti in letteratura, come ad esempio quelle di Folk e Dunham. 

Esse prendono in considerazione, oltre che gli aspetti tessiturali e strutturali, anche aspetti genetici.



Print in friendly format Send this term to a friend Rupeliano

Il Rupeliano (in precedenza noto anche con i nomi di Stampiano, Tongriano, Latdorfiano, Vicksburgiano, oppure Oligocene inferiore) è il primo dei due piani stratigrafici in cui è suddiviso l'Oligocene.

Copre il periodo compreso tra 33,9 ± 0,1 milioni di anni fa (Ma) e 28,4 ± 0,1 milioni di anni fa.

È preceduto dal Priaboniano (l'ultimo piano dell'Eocene) e seguito dal Chattiano.

Il nome deriva da quello del piccolo fiume Rupel, un affluente della Schelda, che scorre in Belgio. 

Anche il Gruppo stratigrafico Rupeliano, sempre in Belgio, trae il nome dallo stesso fiume. 

Il piano Rupeliano fu introdotto nella letteratura scientifica nel 1850 dal geologo belga André Hubert Dumont.

La separazione tra piano stratigrafico e gruppo stratigrafico fu introdotta nella seconda metà del XX secolo quando gli stratigrafici sentirono il bisogno di distinguere la componente litostratigrafica da quella cronostratigrafica.

Intorno ai 33 milioni di anni fa si ha, in Africa, la presunta scomparsa dell'Aegyptopithecus zeuxis, protoscimmia della superfamiglia Cercopithecoidea e famiglia Propliopithecidae, con resti fossili ritrovati in Egitto.

È la prima specie mai comparsa di scimmia Catarrina (infraordine di primati al quale appartiene l'uomo), ed è un possibile anello di separazione fra queste ultime e le scimmie del nuovo mondo. 

In linea diretta è probabilmente l'antenato dei Proconsul (anche se ciò non è stato mai provato, potrebbe trattarsi di un ramo estinto di cercopitecidi), e potrebbe essere un link fra i primati vissuti nell'Eocene e quelli delle epoche successive.





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