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O

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Print in friendly format Send this term to a friend Odontoceti

Gli odontoceti, detti anche cetacei dentati o meno comunemente denticeti, sono un sottordine dei cetacei, contraddistinti dal possedere denti veri e propri anziché fanoni (come avviene nell'altro sottordine dei cetacei, i Misticeti). 

Delfini, capodogli e orche appartengono a questo sottordine.

Sono cacciatori attivi che si nutrono di pesci, Cefalopodi, o, talvolta, di mammiferi marini.

Gli Odontoceti hanno un unico sfiatatoio sulla sommità della testa, a differenza dei Misticeti che ne posseggono in numero pari. 

Le narici non sono fuse; una di loro è diventata dominante sull'altra.

Come adattamento per l'ecolocalizzazione, il cranio degli Odontoceti è diventato asimmetrico. 

Possiedono dei cervelli relativamente grandi, sebbene la loro crescita reale non comincia prima dello sviluppo dell'ecolocalizzazione. 

Il cervello presenta poche connessioni tra i due emisferi. 

Sul capo si trova un organo chiamato melone che ha il compito di concentrare le onde sonore, agendo come una lente acustica. 

Le corde vocali sono assenti e i suoni vengono emessi mediante delle sacche aeree presenti sotto lo sfiatatoio.

Hanno perso il senso dell'olfatto e mancano anche le ghiandole salivari.

Eccezion fatta per i Capodogli, gli Odontoceti sono generalmente più piccoli dei Misticeti. 

I denti differiscono considerevolmente tra le specie. 

Possono essere numerosi, (in alcuni delfini superano il centinaio), assumere forme bizzarre come nel narvalo, che possiede una singola lunga zanna o essere quasi totalmente assenti come negli zifidi, che presentano un solo dente nella mascella inferiore dei maschi.



Print in friendly format Send this term to a friend Ofioliti

Le Ofioliti sono sezioni di crosta oceanica e del sottostante Mantello che sono state sollevate o sovrapposte alla crosta continentale fino ad affiorare.

Il nome ofiolite, dal greco ὄφις= serpente e λίθος = roccia, letteralmente roccia serpente, è dovuto alla loro caratteristica colorazione verdognola, che ricorda la pelle di molti rettili. 

Le ofioliti sono conosciute nel lessico popolare con il termine di rocce verdi o pietre verdi.

Il termine ofiolite è stato usato, per la prima volta, da Alexandre Brongniart nel 1813 in riferimento ad un gruppo di rocce verdi (serpentiniti e diabasi) delle Alpi. 

Successivamente il concetto fu ampliato da G. Steinmann (1907), che alla serpentinite associò basalti a cuscino e selce contenente resti fossili di radiolari, di frequente rilievo nelle Alpi orientali.

L'interesse per le ofioliti crebbe a partire dai primi anni sessanta con la scoperta che questa sequenza di rocce era simile a quella che si ritrova sui fondali oceanici in espansione. 

Questa scoperta era legata da un lato all’osservazione delle bande magnetiche, parallele alla dorsale medio-atlantica, con polarità inversa fra loro, nelle rocce del fondo oceanico, interpretata nel 1963 come la prova dell’espansione del fondo oceanico; e dall'altro all'osservazione di un complesso di filoni stratificati all'interno delle ofioliti di Troodos (Cipro), che doveva essere stato generato dall’intrusione di nuovo magma, dato che non rimanevano tracce di rocce di contenimento più vecchie.

Nel 1971 Moores e Vine conclusero che il complesso di Troodos poteva essere stato formato solo da un processo di espansione del fondo oceanico come proposto nel 1963. 

Così è stata universalmente accettata l'interpretazione che le ofioliti siano parti di crosta oceanica tettonicamente portate in superficie.

La grande importanza geologica delle ofioliti risiede nel testimoniare, all'interno delle grandi catene montuose come le Alpi e l'Himalaya, la presenza resti obdotti di un bacino oceanico preesistente consumato dal fenomeno della subduzione. 

Questa evidenza è uno dei pilastri della tettonica a zolle e le ofioliti hanno quindi un ruolo centrale nella conferma di tale teoria.



Print in friendly format Send this term to a friend Oligocene

L'Oligocene è la terza e ultima epoca geologica del Paleogene e si estende da 33,9 ± 0,1 milioni di anni fa (Ma) a 23,03 Ma.

Il nome Oligocene deriva dal greco ὀλίγος, "oligos" (poco) e καινός, "kainos" (nuovo, recente) e si riferisce allo scarso sviluppo di nuove specie di mammiferi, dopo la radiazione adattativa avvenuta durante l'Eocene.

Cronologicamente, l'Oligocene si trova dopo l'Eocene e prima del Miocene, ed è la terza e conclusiva epoca del periodo del Paleogene. 

L'Oligocene è spesso considerato un importante momento di transizione, un collegamento fra il mondo arcaico dell'Eocene tropicale e gli ecosistemi moderni del Miocene.

L'Oligocene è suddiviso in due età o piani: Rupeliano e Chattiano.

Durante l'Oligocene il clima era più caldo dell'attuale, anche se la tendenza verso un raffreddamento globale iniziò a manifestarsi chiaramente proprio in quest'epoca. 

A causa delle variazioni paleogeografiche, il continente antartico subì un significativo raffreddamento, iniziando ad essere ricoperto da una calotta glaciale.

La generale discesa della temperatura del Paleogene fu interrotta nell'Oligocene da alcuni cambiamenti repentini. 

Ad un primo calo di 8,2 °C, durato solo quattrocentomila anni, fece seguito una variazione di 2 °C che si estese per circa sette milioni di anni a partire da 32,5 Ma e fino a 25 Ma e fece sentire i suoi effetti a livello globale con un aumento dei ghiacci e una diminuzione di 55 metri del livello del mare.

Questo raffreddamento si interruppe in seguito all'attività vulcanica della caldera di La Garita tra 28 e 26 Ma. 

L'evidenza geologica della glaciazione tra Oligocene e Miocene è visibile nelle isole di McMurdo Sound e King George.

Con la separazione dell'America del Sud dall'Antartide, avvenuta a cavallo tra Eocene e Oligocene, si aprì il Canale di Drake che permise la circolazione oceanica completa attorno al continente antartico. 

La Corrente Circumpolare Antartica interrompendo la miscelazione con le più calde correnti tropicali, causò un brusco raffreddamento delle acque antartiche che provocò la formazione perenne dei ghiacci nel continente che fino ad allora era stato ricoperto di boschi e fu anche una delle cause della diminuzione del livello dei mari.

Anche alle latitudini estreme di Asia, Nord America e Europa, i boschi di latifoglie furono rimpiazzati da boschi di conifere e alberi a foglia caduca.

Durante questo periodo i continenti continuano ad andare alla deriva verso le loro attuali posizioni. 

L'Antartide rimase sempre isolata ed infine sviluppò una calotta di ghiaccio permanente .

In Europa e Asia proseguì l'orogenesi alpina, sollevando tra l'altro le Alpi e l'Himalaya.

Il Sudamerica infine si separò dall'Antartide e andò alla deriva verso nord. 

Questo permise che le correnti circumpolari fluissero intorno all'Antartide, raffreddandolo molto velocemente.

Durante il periodo finale dell'Oligocene il mare raggiunge il livello più basso della storia della Terra; questo è dovuto, come accennato, alla formazione della calotta polare antartica.

Il ritiro dei mari fece emergere parecchi ponti continentali che univano i vari continenti (Europa/Africa ed Asia/America attraverso la Beringia formatasi nello stretto di Bering). 

Ciò permise la migrazione di flora e fauna, che si ritrovano infatti molto simili in Europa e America del nord.

Le angiosperme continuarono la loro espansione sul mondo intero; le foreste tropicali e subtropicali vengono gradualmente sostituite dai terreni boscosi decidui temperati. 

Le pianure ed i deserti aperti diventano più comuni. 

Iniziò una maggiore espansione anche delle erbe, anche se le savane non saranno ancora molto importanti nemmeno alla fine del periodo.

I primi fossili certi di erbe datano al Paleocene superiore nel Nord America, più di cinquanta milioni di anni fa, tuttavia le erbe erano ancora poco diffuse all'inizio dell'Oligocene, quando la temeperatura calda e umida favoriva altri tipi di piante. 

Con il raffreddamento del clima le erbe ebbero maggiori possibilità di sviluppo, e mano a mano che i boschi tropicali si ritirarono verso l'equatore, ebbero la possibilità di colonizzare nuovi spazi nelle regioni temperate.

In base ai reperti fossili, risulta che le distese erbose apparvero dapprima in Asia, seguendo lo sviluppo dei roditori. 

Questi animali avevano sviluppato una dentizione e un apparato digestivo che li metteva in grado di utilizzare il gambo e le foglie delle erbe.

Durante l'Oligocene, le piante succulente e i cactus svilupparono la fotosintesi CAM, un nuovo metodo di fissazione del carbonio che rendeva più efficace la fotosintesi; tuttavia queste piante non divennero ecologicamente significative fino alla fine del Miocene.

Alcuni fossili carbonizzati conservano tessuti organizzati secondo l'anatomia di Kranz, con cellule fascicolari intatte, il che permette di identificare un metabolismo vegetale C4 nelle graminacee del tempo.

Importanti resti di fauna dell'Oligocene sono stati ritrovati su tutti i continenti, tranne che in Australia.

I paesaggi più aperti, a causa della riduzione delle foreste, permisero agli animali di crescere in dimensione corporea. 

La fauna marina, come pure i vertebrati dei continenti settentrionali, cominciò ad assumere un aspetto simile a quello moderno.

Questo risultato fu però più un effetto dovuto all'estinzione delle forme più antiche, che all'evoluzione di forme nuove.

Il Sudamerica fu apparentemente isolato dagli altri continenti e diede vita a una fauna abbastanza particolare.

La fauna era dominata dai mammiferi, che soppiantarono i grandi uccelli predatori dei periodi precedenti. 

Essi manifestarono fenomeni di gigantismo: fra questi ricordiamo l'Indricotherium dell'Asia centrale, una specie di rinoceronte che con i suoi 5 metri e mezzo di altezza e 7 e mezzo di lunghezza è il più grande mammifero terrestre mai esistito.

I cavalli, scomparsi dall'Eurasia nell'Eocene superiore, sopravvissero nelle praterie del nordamerica con un ristretto numero di specie del Genere Mesohippus, mentre i Creodonti, carnivori primitivi, coesistettero con le prime forme di veri carnivori, tra cui canidi e felidi primitivi.

In Africa comparvero i mastodonti, animali semiacquatici prive di zanne e proboscide, antenati degli elefanti che non raggiungevano il metro e mezzo di altezza.

Molto diffusi i roditori e infine in questo periodo comparvero anche le prime vere scimmie, le Platirrine e le Catarrine, tra cui l' Aegyptopithecus, uno dei primi esemplari di cui abbiamo ritrovamenti fossili.

In Nordamerica comparve l'Hyracodon, una sorta di rinoceronte corridore, mentre in Sudamerica dominavano le pianure i suoi equivalenti (Rhynchippus), appartenenti a un gruppo di mammiferi primitivi (notoungulati).

I rettili erano abbondanti durante l'Oligocene. 

Fra questi erano ancora presenti i Choristodera, un gruppo di animali semi-acquatici, simili a coccodrilli, sopravvissuti fin dal Cretaceo, ma che non ressero ai nuovi cambiamenti climatici. 

I serpenti e le lucertole invece si diversificarono ampiamente.

Tra gli uccelli, estintisi i grandi predatori come Gastornis nei continenti settentrionali, iniziarono a evolversi uccelli di tipo moderno (ad es. Eurotrochilus, Protornis). 

In Sudamerica, invece, l'isolamento portò all'evoluzione di formidabili uccelli predatori, i forusracidi.

Gli oceani dell'Oligocene erano popolati da una fauna abbastanza simile a quella odierna. 

Iniziarono ad apparire le balene (Mysticeti) e i cetacei dentati (Squalodon), mentre i loro predecessori, i cetacei Archeoceti, diminuirono gradatamente, forse a causa dei cambiamenti climatici e della concorrenza con i cetacei moderni e gli squali carcarinidi, comparsi anche questi nell'Oligocene. 

I pinnipedi comparvero, probabilmente, verso la fine del periodo derivati da antenati quali il castoro.

Oligocene



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Parte di un olistotroma.



Print in friendly format Send this term to a friend Olistotroma

Masse caotiche derivanti da frane sottomarine di grandi proporzioni.



Print in friendly format Send this term to a friend Olocene

In geologia, la seconda delle due epoche di cui si compone il Quaternario (la prima è costituita dal Pleistocene). 

L'inizio dell'Olocene (chiamato anche Recente o Postglaciale) viene fatto risalire a circa 10.000 anni fa, quando si verificò il ritiro delle grandi coltri glaciali che ricoprivano la Scandinavia e il continente nordamericano alla fine dell'ultima glaciazione pleistocenica. 

Nel corso dell'Olocene i continenti hanno continuato il loro moto di deriva, ma data la brevità del periodo gli spostamenti sono stati soltanto dell'ordine di qualche centinaio di metri. 

Le giovani catene montuose, come le Alpi e l'Himalaya, hanno continuato il processo di innalzamento e, naturalmente, hanno subito gli effetti dell'erosione superficiale. 

L'Olocene non è un'epoca di vulcanismo particolarmente intenso: i principali fenomeni vulcanici risultano comunque distribuiti perlopiù lungo le coste che circondano l'oceano Pacifico, vale a dire lungo il cosiddetto anello di fuoco. 

Via via che i ghiacci si ritiravano, vaste aree continentali divenivano nuovamente ospitali; nel contempo, al crescere del livello medio dei mari, i margini dei continenti venivano sommersi dalle acque e alcune valli costiere davano luogo a fiordi. 

A questo aumento del livello del mare, che raggiunse il massimo circa 6.000 anni fa, si deve la separazione dell'Irlanda dalla Gran Bretagna e di quest'ultima dall'Europa continentale, oltre che la separazione della Tasmania dall'Australia. 

Anche se l'Olocene si può considerare, in termini geologici, un'epoca di brevissima durata, vanta numerosi avvenimenti biologici di grande importanza. 

Al tempo in cui la glaciazione continentale aveva raggiunto la sua massima estensione, circa 11.000 anni fa, l'emisfero settentrionale ospitava una notevole varietà di grandi mammiferi, come i mastodonti, i mammut, l'alce gigante e il bisonte. 

Le popolazioni di queste specie non avevano subito a quanto pare grandi riduzioni, neppure nelle fasi glaciali più rigide. 

Viceversa, circa 8.000 anni fa, quando ormai il clima era diventato di gran lunga più mite, i gruppi di animali dalle dimensioni maggiori cominciarono un rapido declino, e in qualche caso andarono incontro all'estinzione. 

Secondo alcuni studiosi, la causa della scomparsa di questi mammiferi andrebbe ricercata nell'azione dell'uomo, che via via si andava attrezzando con armi da caccia sempre più sofisticate; secondo altri, il miglioramento del clima seguito alla ritirata delle coltri glaciali potrebbe essere stato selettivamente svantaggioso per i grandi mammiferi terrestri. 

In termini climatici, l'Olocene viene di solito considerato una fase interglaciale nell'ambito dell'era glaciale quaternaria, vale a dire una fase relativamente calda compresa tra due periodi glaciali. 

Anche nel corso del Pleistocene le diverse Glaciazioni furono intervallate da periodi interglaciali, molti dei quali furono probabilmente più caldi di quello attuale.

Il clima dell'Olocene comunque, pur potendo essere complessivamente considerato mite, è stato interessato da notevoli fluttuazioni. 

Nei periodi compresi tra i 9000 e i 2250 anni fa e tra il 750 e il 1200 d.C. la Terra conobbe climi molto più caldi di quelli odierni, soprattutto nelle regioni della tundra e delle alte latitudini boreali.

Il primo di questi periodi vide appunto l'estinzione dei grandi mammiferi come il mammut.

Il secondo, durante il medioevo, permise la colonizzazione di parti della Groenlandia in precedenza inospitali e perfino la coltivazione della vite nelle Isole Britanniche. 

Seguì, tra il XVI secolo e la metà del XIX, un periodo nettamente più freddo, da qualcuno definito piccola età glaciale, associato a una fase di attività solare relativamente ridotta. 

Il secolo scorso conobbe un nuovo innalzamento del clima globale: la temperatura media della Terra aumentò di circa un grado centigrado. 

Attualmente si discute se questo incremento sia da considerare naturale o se non sia stato piuttosto provocato dall'attività umana.



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L'esemplare selezionato, descritto e illustrato come esemplare tipo di una specie.



Print in friendly format Send this term to a friend Omonimo

Ciascuna delle due identiche denominazioni proposte indipendentemente per due specie differenti.



Print in friendly format Send this term to a friend Opercolo

Struttura di natura calcarea o cornea, secreta dal piede del mollusco, la cui funzione primaria risulta nel chiudere l'apertura una volta che l'animale vi si sia ritratto; e' presente solo in certe Famiglie di Gasteropodi.



Print in friendly format Send this term to a friend Opistobranchi

Conchiglia per lo piu' regredita e priva di Opercolo o assente; capo quasi sempre con due paia di tentacoli; respirazione mediante ctenidii o branchie secondarie, oppure cutanea; per parziale detorsione secondaria del sacco viscerale, i tronchi nervosi pleuro-viscerali non sono piu' incrociati (eutineuria), tuttavia permane la riduzione degli organi del lato sinistro; una sola branchia situata dietro al cuore; un solo atrio cardiaco; un solo Nefridio; una sola gonade; ermafroditi; larva veliger natante; tutti marini.

Opistobranchi



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