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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (Del 25/06/2009 @ 18:23:00, In Eventi e Rassegne, Linkato 215 Volte)




BADIA A SETTIMO 7-11 LUGLIO 2009
INGRESSO LIBERO AL MUSEO DALLE 21.00 ALLE 24.00
PIAZZA VITTORIO VENETO, 1 BADIA A SETTIMO SCANDICCI - FIRENZE

DAGLI SQUALI PREISTORICI AL MITO DELLE SIRENE

Da molti anni, grazie al gruppo AVIS Mineralogia Paleontologia Scandicci, non fa più sensazione venire al corrente di ritrovamenti di squali e sirene nelle campagne toscane.

Questo continuo flusso di informazioni si deve al fatto che i ricercatori scandiccesi hanno messo a segno scoperte che pian piano stanno rivoluzionando le conoscenze sulle creature e l’ambiente che si trovava in Toscana milioni di anni fa.

Dal 7 all’11 luglio, presso le sale del Museo Mineralogico Paleontologico di Badia a Settimo, nell’ambito delle Notti dell’Archeologia, si svolgeranno visite guidate alla scoperta delle origini della Toscana: un viaggio sulla macchina del tempo alla scoperta degli squali che vivevano nel mare senese e alcune curiosità sulla nascita del mito delle sirene di Ulisse.

Trecentoquattro eventi in tutta la Toscana per un luglio dedicato ai misteri dell'archeologia, scandagliati con il favore delle tenebre.

105 fra parchi, aree archeologiche, musei coinvolti per una iniziativa ("Le notti dell'archeologia") coordinata dalla Regione Toscana in collaborazione con il ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, l'associazione fra i musei archeologici toscani (AMAT) nonche' i volontari dei gruppi archeologici.

70 i comuni coinvolti, sparsi in tutte le province toscane.

"Vogliamo dar voce al grande patrimonio di una Toscana spesso sconosciuta", spiega Paolo Cocchi, assessore regionale alla Cultura.

"Una Toscana che puo' ancora sorprenderci per la storia che narra e le emozioni che e' in grado di dare: una storia affascinante che vorremmo fosse conosciuta da un numero sempre maggiore di persone perche' solo la consapevolezza di cio' che ci circonda puo' garantire la conservazione dei beni che abbiamo avuto in eredita'".

Il pacchetto delle "notti" e' stato illustrato, dall'assessore Cocchi, alla presenza del soprintendente Fulvia Lo Schiavo e del presidente AMAT.

Conferenze, rassegne cinematografiche, escursioni e passeggiate, laboratori e attivita' educative per bambini (ma non solo), aperture straordinarie notturne, concerti, degustazioni alimentari, fiaccolate, presentazione di libri e dei risultati delle ultime campagne di scavo.

Si potranno, ad esempio, lasciare commenti rispetto alle iniziative cui si e' assistito e si potra' partecipare a un gioco-viaggio nell'archeologia toscana (un quiz a premi - in palio oggetti dai bookshop dei musei - per saggiare la conoscenza, ad esempio, su dove sia la "chimera di Arezzo", su dove si possa trovare "un serpente con tre teste", sull'esistenza o meno di "etruschi con sombrero", su quale sia il museo dov'e' conservato "uno stivale per bere").

La sezione tematica di quest'anno e' dedicata al rapporto tra potere religioso e potere civile nella Toscana antica.

Il territorio con il numero maggiore di eventi e' Siena (62) seguito da Grosseto (57) e Firenze (54).

Livorno (31 eventi) e Arezzo (29) precedono Lucca (22).

Prato e Pisa sono pari quota con 17 eventi per ciascuno.

Seguono Pistoia (10) e Massa-Carrara (5).
 
Di Admin (Del 18/05/2009 @ 18:30:56, In Eventi e Rassegne, Linkato 122 Volte)
4° Rassegna di Primavera

Il Gruppo Avis Mineralogia Paleontologia Scandicci organizza il 7 Giugno 2009 presso la Sede del Gruppo la 4° Rassegna di Primavera di Minerali, Fossili e Conchiglie con il Patrocinio del Comune di Scandicci.

 
Di Admin (Del 18/05/2009 @ 18:07:24, In Eventi e Rassegne, Linkato 439 Volte)


http://dsc.discovery.com/news/2009/05/28/chianti-shark-tooth.html



http://www.msnbc.msn.com/id/30987630/

Video Free Download Versione http://files.filefront.com/DVD1243172091Title1DVDRpavi/;13812660;/fileinfo.html DVDrp.avi 173.98 MB





Una fossa oceanica nella campagna senese



Leggi l'articolo su "La Repubblica"

http://firenze.repubblica.it/dettaglio/ecco-lo-squalo-di-milioni-di-anni-fa/1638838

Pubblicazione Scientifica http://www.euronet.nl/users/backhuys/caino6.htm

A small fossil fish fauna, rich in Chlamydoselachus teeth, from the Late Pliocene of Tuscany (Siena, central Italy)

Franco Cigala Fulgosi, Simone Casati, Alex Orlandini & Davide Persico.



Questa volta si tratta di un ritrovamento destinato a fare scalpore nel mondo scientifico e a modificare le ricostruzioni paleoambientali dell’antico mare che un tempo ricopriva le campagne senesi.

A Castelnuovo Berardenga, località situata a qualche chilometro da Siena, sono venuti alla luce fra le celebri crete senesi, un numero straordinario di denti fossili di Chlamydoselachus anguineus, una specie di squalo dalla forma sinuosa più simile all’anguilla, e da qui il nome, che non ad un pesce.

L’animale, un vero e proprio fossile vivente, si aggira ancora oggi nelle profondità oceaniche tra i 400 e i 1600 metri sotto la superficie marina, muovendosi con repentini cambi di direzione alla ricerca di prede nelle acque buie impenetrabili ai raggi del sole.

La specie fossile poteva raggiungere oltre i due metri di lunghezza e pare quindi sensibilmente più grande delle popolazioni attuali tanto da poter essere considerata una specie a sé.

Il ritrovamento di questi denti, e le informazioni ricavate dai sedimenti, hanno modificato in maniera sostanziale l’idea che avevamo di quella parte del Mediterraneo pliocenico che ricopriva la Toscana.

Fino ad oggi, infatti, si pensava che nel Pliocene medio (circa tre milioni di anni fa) il bacino marino senese non fosse particolarmente profondo, convinzione che la presenza di forme di vita abissali come il Chamydoselachus e il Centrophorus granulosus hanno confutato, tanto da sostituire lo scenario tradizionale con uno nuovo più variegato e complesso, nel quale zone costiere o di mare basso si alternavano a veri abissi che prendevano forma a poca distanza dalla riva, là dove una breve piattaforma di costa lasciava il posto alla ripida scarpata continentale.

I denti di Chlamydoselachus, così rari e preziosi, sono stati oggetto di una importante ricerca ora pubblicata sulla rivista internazionale CAINOZOIC RESEARCH:

A small fossil fish fauna, rich in Chlamydoselachus teeth, from the Late Pliocene of Tuscany (Siena, central Italy).

Franco Cigala Fulgosi, Simone Casati, Alex Orlandini & Davide Persico

Uno degli autori di tale lavoro, il professor Cigala Fulgosi, docente presso il Dipartimento di Scienze della Terra di Parma, considerato fra i massimi esperti al mondo di squali fossili, ha rimarcato anche il fatto che questo numero straordinariamente elevato di denti, alcune centinaia, sia stato ritrovato in un’area relativamente ristretta.

Ciò fa pensare ad una insolita concentrazione di questa specie dovuta forse alla presenza di correnti marine particolarmente ricche di nutrimento o alla presenza nell’area di condizioni decisamente favorevoli alla riproduzione di questi squali.

Il valore scientifico della scoperta sta nel fatto che siamo riusciti a determinare con esattezza una fossa oceanica al margine di una scarpata continentale, una sorta di canyon sottomarino non molto distante dalla costa dove si concentravano centinaia di squali che attualmente si trovano solo fuori dal Mar Mediterraneo e, soprattutto, a profondità abissali.

Grazie ai reperti raccolti in oltre tre anni di ricerche, abbiamo una fotografia di un momento di transizione tra la grande apertura post-messiniana avvenuta nel Pliocene inferiore e la messa in posto delle condizioni geografiche ed ecologiche del mediterraneo attuale.

Una massiccia concentrazione di questi squali arcaici, offre una grande possibilità per capire quali e quanti cambiamenti ha subito il Mar Mediterraneo negli ultimi 5 milioni di anni.

Possiamo aggiungere che è la prima volta che abbiamo un rapporto diretto fra i denti dello squalo serpente e le informazioni ricavate dal sedimento in cui si sono depositati 3,5 milioni di anni fa.

Ancora una volta mi sento di dire che il lavoro portato avanti dal gruppo GAMPS di Scandicci ha messo in pratica una grande opportunità scientifica valorizzando nuovamente il patrimonio storico naturalistico non solo della regione Toscana, ma in un certo qual modo di tutta la paleontologia italiana nel contesto internazionale.

Cenni storici

La storia di questa specie di squalo ha inizio in Toscana verso la fine del 1870. Premetto che sono stati scoperti prima i resti fossili e poi l’esemplare vivente.

Il primo scopritore si chiamava Roberto Lawley (1818-1881).

Roberto Lawley , uno dei più grandi naturalisti dell’800, mentre perlustrava le campagne di una Toscana molto diversa da quella che conosciamo oggi, notò per terra uno strano dente che lo lasciò molto perplesso!

Egli ne trovò altri, ma non avendo nessun riferimento scientifico si trovò costretto ad accantonare quegli strani oggetti.

Erano anni in cui, a causa delle enormi distanze, era molto difficile reperire le specie viventi ed i musei, purtroppo, non possedevano le collezioni che abbiamo la fortuna di vedere oggi.

Molti animali erano sconosciuti, soprattutto quelli che vivevano a profondità abissali.

I giorni trascorrevano senza fornire una risposta o un segnale che potesse dare un senso a quella scoperta; e così, nel 1876, nel suo lavoro “Nuovi studi sopra ai pesci ed altri vertebrati delle colline toscane”, Lawley lo presentò al mondo scientifico con queste testuali parole: "La radice ha due rami, è quasi saldata per tutta la sua lunghezza, ma sul davanti, giust’appunto nella sua saldatura, sorge il dente centrale e forma con i due laterali tutto un dente; il loro apice cambia di colore atteso essere tutto dentina ed è trasparente.

I denti sono flessuosi e la radice fa quasi angolo retto con essi.

Di questi denti ne possiedo due perfettamente completi, e sette più o meno mutilati, ma tutti egualmente conformati, e riconoscibili: mi provengono tutti da Orciano Pisano, dove sembrano rarissimi.

Per quanto io abbia osservato, non mi è stato possibile di vedere un dente simile né viventi, né rappresentato in disegno né di pesci né di rettili”.

Purtroppo Lawley fu stroncato da un male improvviso nel 1881; molti dei suoi studi rimasero incompiuti e la maggior parte dei reperti fossili raccolti andò dispersa (compresi i nove denti da lui raccolti).

Tre anni dopo la sua morte, fu pescato uno strano essere nel mare del Giappone: uno squalo appunto.

Un certo Samuel Garman (1846-1927), di professione Zoologo, venne a conoscenza di tale avvenimento e recatosi sul posto, ebbe la possibilità di poterlo studiare dando il nome alla specie nel 1884.

Ironia della sorte?

Chissà!

L’unica cosa certa è che il nostro Lawley morì senza sapere a che genere di animale appartenesse quel dente.

La scoperta

Nel maggio 2001, durante una ricerca sui sedimenti marini di Castelnuovo Berardenga, Simone Casati e Marco Zanaga, ricercatori accreditati presso la Soprintendenza alle Antichità della Toscana, segnalavano alla Dott.ssa Silvia Goggioli (Ispettrice della zona in questione) ed al Dott. Franco Cigala Fulcosi, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Parma, la scoperta di un giacimento a ittiodontoliti di elasmobranchi (denti di squali) unico al mondo per la frequenza di Chlamydoselachus anguineus Garman, 1884.

La pubblicazione scientifica, frutto di oltre tre anni di ricerche, descrive una minuziosa classificazione delle faune presenti nei depositi del Pliocene Medio di C. Berardenga Scalo.

Attualmente il Chlamydoselachus, la cui distribuzione geografica lo colloca al di fuori dell’attuale Mar Mediterraneo, viene considerato uno squalo dalle caratteristiche preistoriche.

Attualmente non esiste nessun museo al mondo che vanta di possedere questi denti fossili nelle proprie collezioni, ad eccezione del Museo del Gruppo Avis Mineralogia Paleontologia di Scandicci (GAMPS) a Badia a Settimo, dove la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha predisposto che questi denti fossero musealizzati.

La morfologia dello squalo dal collare è sicuramente particolare:
La bocca è in posizione frontale, al contrario della bocca ventrale presente negli squali moderni.

I denti sono tricuspidali, presentano cioè tre punte (cuspidi), una centrale e due laterali leggermente più piccole.

Questo apparato dentale serve per predare piccoli pesci, molluschi e crostacei.

La pinna caudale è molto allungata, a forma di lancia, ed è presente soltanto il lobo superiore.

Possiede sei fessure branchiali (in quasi tutti gli squali sono cinque), molto estese, quasi ad unirsi in entrambi i lati (da qui “squalo dal collare”) ed esse sono frangiate, cioè sono presenti piccole porzioni di pelle simili a frange.

L’unica pinna dorsale è molto piccola ed arretrata, in corrispondenza alla pinna anale ed anche le pinne pettorali sono corte ed arrotondate.

La riproduzione è probabilmente vivipara aplacentata (le uova si schiudono all’interno dell’utero materno) ed i periodi di gestazione sembrano essere molto lunghi.

La colorazione dello squalo dal collare è marrone scuro o grigio, in entrambi i casi abbastanza uniforme in tutto il corpo.

Come già accennato, a causa delle sue abitudini “profonde”, è quasi impossibile incontrare il Chlamydoselachus anguineus durante una immersione ed i pochi esemplari che sono stati osservati vengono quasi sempre trovati all’interno delle reti a strascico dei pescherecci oceanici.

New exceptional discovery for the paleontological group GAMPS of Scandicci.

An ocean deep in the Siena countryside.

di Luca Oddone

This time it is a discovery destined to make a sensation in the scientific world and to amend the paleo ambient reconstructions of the ancient sea who once was the Sienese countryside.

In Castelnuovo Berardenga, locality situated a few kilometres from Siena, have come to light in the famous Crete Senesi, an impressive number of fossil teeth of Chlamydoselachus anguineus, a species of shark with sinuous body, more similar to an eel, and from here the name, that not to a fish.

Animal, a true living fossil, still wanders around today on the ocean deeps, between 400 and 1600 metres below the surface of the ocean, moving with sudden changes of direction to the search of prey in the waters dark impenetrable to sun rays.

The species fossil could reach more than two metres in length and seem considerably bigger of current populations that it could be considered as a species itself.

The discovery of these teeth, and the information from the sediments, have substantially amended the idea that we had about that part of the Mediterranean Pliocene that was the Tuscany.

Thin today, in fact, it was thought that in the Pliocene Medio (around three million years ago) the senese sea basin was not particularly deep, conviction that the presence of abyssal forms of life as the Chamydoselachus and the Centrophorus granulosus has disproven, so much to be replaced the traditional scenery with one new more variegated and complex, in which coastal zones or of low sea were alternated to true abysses that took form to little distance from the shore, there where a brief base of coast left the place to the steep continental scarp.

The hundred teeth of Chlamydoselachus discovered by Simone Casati in the last three years, so rare and precious, have been object of an important search now published on the international magazine:

CAINOZOIC RESEARCH A small fossil fish fauna, rich in Chlamydoselachus teeth, from the Late Pliocene of Tuscany (Siena, central Italy)

Franco Cigala Fulgosi, Simone Casati, Alex Orlandini & Davide Persico

One of the authors of such job, professor Cigala Fulgosi, teacher at the Department of Earth Sciences in Parma, considered one of the maximum experts of sharks fossils in the world, have observed also the fact that this extraordinarily elevated number of teeth, some hundred, have relatively been found in a narrow area.

This makes to think that an unusual concentration of this species is due to the presence of tides sea particularly rich in nourishment or to the presence in the area of favourable conditions about the reproduction of these sharks.

The scientific value of the discovery is in the fact that we have succeeded in determining exactly an oceanic pit to the border of a continental scarp, a sort of submarine canyon not very distant from the coast where were assembled hundreds of sharks that currently they are found only out of the Mediterranean Sea and, above all, to abyssal depth.

Thanks to the picked finds in over three years of searches, we have a photo of a moment of transition among the great opening post-messiniana happened in the inferior Pliocene and the geographical and ecological conditions of the actual Mediterranean Sea.

A thick concentration of these archaic sharks, offers a great possibility to understand what and how many changes the Mediterranean Sea has had in the last 5 million of years.

We can add that it is the first time that we have a direct relationship among the teeth of the snake shark and the information drawn by the sediment in which are deposited 3,5 million years ago.

Once more I feel me to say that the job of the group GAMPS of Scandicci has put a great scientific opportunity into practice, not only bringing again the naturalistic historical patrimony of Tuscany out, but in a certain way a patrimony of the whole Italian palaeontology in the international context.
 
Di Admin (Del 02/05/2009 @ 18:16:43, In Eventi e Rassegne, Linkato 125 Volte)




Il G.A.M.P.S. ringrazia tutti coloro che con il loro impegno hanno dato seguito alle nostre scoperte valorizzando reperti unicamente ritrovati da un gruppo di appassionati che negli ultimi 20 anni ha segnalato e in gran parte recuperato tutti i mammiferi marini ufficialmente conosciuti fra la Toscana e l'Umbria.

1989 balena di Poggio Tagliato scoperta da Valerio Malpassi del GAMPS (non pubblicata e in attesa di restauro)

*1998 balena di Castelfiorentino scoperta da Simone Casati del GAMPS (non pubblicata, ma già musealizzata)

* 2003 Stenella di Pienza scoperta da Simone Casati del GAMPS (pubblicata e già musealizzata)

2003 balena di Allerona scalo scoperta da Simone Casati del GAMPS (non pubblicata e in attesa di restauro)

2006 balena di Orciano Pisano scoperta da Fabio Ciappelli ex socio del GAMPS (non pubblicata, ma in fase di restauro)

* 2007 balena di Montalcino scoperta da Simone Casati del GAMPS (non pubblicata e in attesa di restauro)

2007 balena di allerona Scalo scoperta da Simone Casati del GAMPS (non pubblicata, ma già musealizzata)

* 2007 Metaxytherium subappenninum scoperto da Simone Casati del GAMPS (in fase di pubblicazione, ma già musealizzato)

* 2007 Stenella Asciano scoperta da Simone Casati del Gamps (non pubblicata e in attesa di restauro)

* 2007 2 scheletri parziali di Metaxytherium subappenninum scoperti da Simone Casati del GAMPS (in fase di pubblicazione e restauro)

* 2008 evidenti resti di cetaceo da Monterotondo Marittimo scoperti da Simone Casati del GAMPS (ancora in fase di studio, ma già musealizzati)

* 2009 parti anatomiche di Pliofoca etrusca scoperte da Marco Zanaga del GAMPS (in fase di pubblicazione e restauro)

* Reperti recuperati dal GAMPS

Cari amici della rete, in questo video abbiamo voluto sintetizzare i risultati delle nostre attività di ricerca dedicando attenzione alle balene scoperte dai vecchi e nuovi soci del G.A.M.P.S. negli ultimi 20 anni fra la Toscana e l'Umbria.

Il gruppo di Scandicci nell'ultimo quarto di secolo non ha soltanto scoperto tutti i vertebrati marini ufficialmente conosciuti, ma anche numerosi resti di mammiferi terrestri che attualmente fanno parte della raccolta del Museo di Storia Naturale di Firenze.

Anni di risultati debbono far riflettere e far capire l'importanza di un gruppo che ha come unico scopo la collaborazione con il mondo scientifico e la salvaguardia del patrimonio storico culturale.

Oggi il GAMPS di Scandicci non può essere considerato un competitore, ma una solida realtà a disposizione di tutti gli studiosi nazionali ed internazionali.
 
Di Admin (Del 26/04/2009 @ 16:18:23, In Eventi e Rassegne, Linkato 129 Volte)




Il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Siena, in collaborazione con il G.A.M.P.S. di Scandicci, stanno portando a termine il recupero del cavallo ritrovato poche settimane fa nei sedimenti di Castelnuovo Berardenga (SI).

Un lavoro di squadra che ha coinvolto una equipe di esperti attualmente determinati a capire l'età di un equide parzialmente depositato sulle argille di origine marina.
 
Di Admin (Del 20/04/2009 @ 12:04:13, In Eventi e Rassegne, Linkato 318 Volte)




Seconda per importanza sul territorio italiano, e quarta svolta a livello internazionale, si è conclusa la manifestazione Microcentro Diciotto.

Domenica 19 aprile 2009, oltre 60 esperti del settore mineralogico si sono dati appuntamento presso l'abbazia Cistercense di Badia a Settimo per dare vita ad una mostra scambio micromineralogia.

La manifestazione ha avuto il pregio di riunire studiosi e ricercatori del settore, ma anche quello di rivelare e far conoscere al mondo scientifico nuovi minerali mai scoperti prima.

Oltre 60 tavoli hanno ospitato ricercatori provenienti da tutto il territorio nazionale.

Questo importantissimo appuntamento annuale, trasferitosi da qualche anno in casa del Gruppo AVIS MINERALOGIA PALEONTOLOGIA SCANDICCI, è stato accolto dallassociazione con lintento di ampliare la conoscenza del settore tramite un bagaglio di microminerali che saranno esposti, apprezzati ed esaltati, da coloro che da molti anni fanno della Micro-Mounts non solo una passione, ma unimportante opportunità di studio e confronto.
 
Di Admin (Del 20/03/2009 @ 19:12:07, In Eventi e Rassegne, Linkato 229 Volte)
DOMENICA 22 MARZO IN CODA AL TG 3 NAZIONALE DI MEZZOGIORNO ANDRA' IN ONDA UNO SPECIALE DI 7 MINUTI E 30 SULLE ATTIVITA' PALEONTOLOGICHE DEL G.A.M.P.S DI SCANDICCI.



 
Di Admin (Del 16/03/2009 @ 18:29:41, In Eventi e Rassegne, Linkato 188 Volte)






Giovedì 12 Marzo, il Dr. Ivan Martini (Geologo e Dottorando presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Siena) durante uno dei numerosi sopralluoghi coordinati dal Prof. Fabio Sandrelli nell’ambito di un di progetto di ricerca sui sedimenti pliocenici del Bacino di Siena, ha notato affiorare dal terreno vari frammenti ossei, simili a costole e articolazioni e di un vertebrato.

I frammenti si trovavano parzialmente inglobati in una sabbia-argillosa di origine marina antica di oltre 3 milioni di anni.

Da una prima analisi fornita dal Dr. Marco Zanaga (laureato in Paleontologia dei vertebrati) è emerso che si tratta di un equide, tesi avvalorata dal ritrovamento di 9 denti appartenenti ad un esemplare di medie dimensioni.

Ancora non è stato possibile collocare il reperto in un determinato periodo geologico a causa del rimescolamento del terreno, ma ulteriori sopralluoghi consentiranno di evidenziare se questo animale viveva in Toscana milioni di anni fa o in un tempo molto più recente.

Se effettivamente si trattasse di un cavallo pliocenico, sarebbe una vera rarità aver scoperto un animale terrestre sedimentato sul fondale dell’antico mare senese.

Attualmente lo scavo è stato recintato e segnalato ai Carabinieri del luogo nell’attesa di un immediato recupero che faccia chiarezza su questa nuova avventura del Dipartimento e del Gruppo di Scandicci.

Un recupero che verrà svolto grazie al puntuale interessamento della Soprintendenza alle Antichità della Toscana, sempre ben disposta a fornire concessioni di scavo al Gruppo G.A.M.P.S di Scandicci.

Questo ed altri ritrovamenti coincidono con la cessione in comodato d'uso del piano sottostante della palazzina di Piazza Vittorio Veneto e la nascita del Museo di Badia a Settimo che vedrà finalmente esposti minerali e fossili per lungo tempo rimasti nelle casse per mancanza di spazi.

Uno spazio dedicato a questa ed altre scoperte della Toscana del passato.
 
Di Admin (Del 13/03/2009 @ 14:20:00, In Eventi e Rassegne, Linkato 226 Volte)
Sabato 14 Marzo 2009 L’Amministrazione Comunale di Allerona - Terni presenta

"Un Mare di Due Milioni di Anni Fa"

“Ex Sala Aurora”

Seguirà la presentazione del cetaceo fossile scoperto dal G.A.M.P.S. nel 2007 nei sedimenti pliocenici di Allerona Scalo (Montemoro).



Molte volte è capitato di vedere in tv spiaggiamenti di balene e delfini, ma nessuno ha mai pensato che questo potesse accadere in un campo di grano distante molti chilometri dall’attuale linea di costa.

Non si tratta di fantascienza, ma di una scoperta paleontologica di grande importanza.

Oggi, come milioni di anni fa, i cetacei transitavano, più o meno numerosi, fra gli oscillanti fondali marini del periodo geologico denominato Pliocene (5.3-1.8 m.a) del centro Italia.

In quel periodo, infatti, molte zone dell’Umbria erano sommerse dalle acque del mare mare tirrenico.

In quel momento il clima temperato e la morfologia della costa avevano favorito una notevole biodiversità animale e vegetale.

La testimonianza del passaggio di questo mare è chiaramente evidente nei resti di conchiglie e pesci fossili disseminati nei terreni argillosi della campagna di Allerona (TR), dove nel 2003 fu scoperto lo scheletro di un cetaceo risultato essere il primo reperto di balena preistorica mai scoperto in Umbria.

La scoperta fu effettuata dal GRUPPO AVIS MINERALOGIA PALEONTOLOGIA SCANDICCI (G.A.M.P.S.) esattamente dal sig. Simone Casati e dal Dott. Marco Zanaga.

Ma per quale motivo abbiamo parlato di spiaggiamento?

Il motivo è che il giorno 19/05/07, il sig. Simone Casati, Gianni Raffaelli e il paleontologo Marco Zanaga, durante un’escursione finalizzata allo studio geologico dei terreni pliocenici umbri, a pochi metri dalla balena del 2003, si imbatterono sulle prime tracce di un altro grande mammifero marino.

I ricercatori, mentre percorrevano un leggero pendio argilloso in località Montemoro nei pressi di Allerona Scalo, si trovarono di fronte ad una cosa che non avrebbe lasciato dubbi a occhi allenati a ritrovamenti del genere: si trattava della base del cranio di un balenide vissuto in Umbria milioni di anni fa, quando la regione si trovava sotto molti metri d’acqua marina.

Il cranio sembrava intatto e ben conservato, la sua deposizione era in norma ventrale e il pendio della scarpata lasciava presagire che parte dello scheletro fosse ancora sepolto sotto tonnellate di argilla compatta.

La zona di Montemoro è sempre stata ricca di frammenti ossei, questo lascerebbe intuire che le balene trovassero nel luogo una sorta di imbuto naturale dove le carcasse si depositavano dopo la morte.

E’ bene sapere che i grandi cetacei dopo il decesso vengono sospinti in superficie da enormi sacche di gas che si formano all’interno della cassa toracica e sono dovute alla decomposizione del corpo.

Questo gas intrappolato all’interno dei tessuti da modo alle correnti marine di trasportare la carcassa per molti km alla deriva.

Una volta esaurito questo “carburante” i resti in putrefazione tendono a precipitare sul fondo marino in modo scomposto.

Talvolta le carcasse si disgregano all’impatto sparpagliandosi in un raggio di molti metri.

Di solito, affinché abbia inizio il normale processo di fossilizzazione, i resti debbono necessariamente cadere in una specie di fanghiglia che consente di ricoprire rapidamente le ossa.

La zona di Montemoro doveva essere nel passato una sorta di trappola, ma oggi si presenta come una finestra temporale aperta alla conoscenza di queste creature che un tempo solcavano le acque preistoriche del mare tirrenico.

Dopo due anni dalla scoperta, Il reperto fossile verrà presentato sabato 14 dalle autorità del luogo che hanno fortemente voluto e giustamente ottenuto la balena fra le mura di casa.

Finalmente un altro reperto scoperto dai ricercatori del G.A.M.P.S. verrà studiato e ammirato dopo un “sonno” lungo milioni di anni.
 
Di Admin (Del 14/02/2009 @ 15:18:50, In Eventi e Rassegne, Linkato 329 Volte)
L'ultimo ritrovamento in Toscana risaliva a 109 anni fa.



Nei terreni argillosi a pochi chilometri da Siena, Marco Zanaga e Simone Casati del gruppo AVIS Mineralogia Paleontologia Scandicci, durante una ricognizione alla ricerca di fossili, hanno riportato alla luce alcune parti ossee di un vertebrato marino che gli specialisti dell’Università di Pisa (Dott. Giovanni Bianucci e Dott.ssa Silvia Sorbi) hanno prontamente riconosciuto come appartenenti ad un cucciolo di foca.

Il ritrovamento è ritenuto di notevole importanza in virtù dell’estrema rarità dei fossili di foca fino ad ora rinvenuti a livello mondiale.

In Italia in effetti è conosciuto un solo scheletro di foca pliocenica scoperto ben 109 anni fa nei dintorni di Orciano Pisano.

Da allora non è stata registrata nessun altra segnalazione fino al “cucciolo senese” databile intorno ai tre milioni di anni fa.

Una prima ricognizione sul campo ha permesso di recuperare buona parte di una pinna e due denti di latte, ossa queste che le abbondanti piogge delle ultime settimane avevano scoperto e che quindi correvano il rischio di deteriorarsi.

In attesa di poter cominciare il vero e proprio scavo grazie al puntuale interessamento della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana, le parti recuperate sono state depositate presso il Museo di mineralogia paleontologia di Badia a Settimo e vanno ad affiancarsi ad altri reperti unici al mondo recuperati dal gruppo scandiccese negli ultimi 10 anni.

La speranza di tutti è che il futuro scavo consenta di recuperare altre importanti parti dello scheletro che permettano agli studiosi di fare un po’ più luce sulle misteriose e antiche foche che un tempo ormai remoto popolavano il mare toscano.

Descrizione del Dott. Giovanni Bianucci del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa.

Resti fossili di pinnipedi sono estremamente rari a livello mondiale, molto meno frequenti rispetto ad altri mammiferi marini (cetacei e sirenii).

In particolare in Italia il record fossile miocenico è essenzialmente rappresentato da un cranio proveniente da Roccamorice e descritto con il nome di Phoca gaudinii da Guiscardi (1871).

Il record pliocenico è rappresentato da pochi resti rinvenuti nell'800 in Toscana ed attribuiti a Pliophoca etrusca, genere e specie endemici del mediterraneo.

L'olotipo di questa specie, conservato ed esposto presso il Museo di Storia Naturale e del Terriotorio dell'Università di Pisa, rappresenta uno degli scheletri fossili di pinnipedi più completo a livello mondiale.

Resti pleistocenici di foche in Italia sono anch'essi molto rari.

Uno dei più significativi è il frammento di femore scoperto in una breccia ossifera dell'isolotto Formica di Burano (Grosseto) ed attribuito a Monachus cf. monachus da Borselli (1990).

RESTI PLIOCENICI TOSCANI: Scheletro di Pliophoca etrusca (olotipo) è consevato presso il Museo di Calci.

Scoperto nel 1900 da Antonio Di Paco, appassionato cercatore di fossili, nelle argille plioceniche di Casa Nuova, una località a sud di Orciano Pisano.

Studiato da Ugolini nel 1900 e nel 1902 ed attribuito a Monachus albiverter (= Monachus monachus).

Ridescitto da Tavani nel 1942 ed attribuito al n. gen. e n. sp. Pliophoca etrusca Mandibola ed altri resti frammentari di Pliophoca etrusca Raccolti da Lawley nei dintorni di Orciano e presso Podere Nuovo, una località a nord di Saline di Volterra, e donati al Museo di Firenze negli anni 1875-1876.

Inizialmente attribuiti dubitativamente da Lawley (1875 e 1876) a Pristiphoca occitana, poi da Ugolini (1903) a Monachus albiverter ed infine da Tavani (1942) a Pliophoca etrusca.
 
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