Di Admin (Del 08/06/2009 @ 10:46:00, In Gamps, Linkato 121 Volte)
Nel 2001, mentre stavamo perlustrando la campagna toscana alla ricerca di reperti fossili, notammo dei blocchi di argilla che erano stati estratti da una cava a pochi chilometri dal centro abitato di Castelnuovo Berardenga.
Questi blocchi, apparentemente insignificanti, nascondevano piccoli tesori che hanno permesso di aprire le porte di un mondo fino a quel giorno totalmente sconosciuto.
Dal loro interno sono emerse informazioni capaci non solo di riportare ai giorni nostri ciò che il tempo ha preservato per milioni di anni, ma anche di fornire dettagli che hanno permesso al G.A.M.P.S. di capire che nei sedimenti si nascondevano i resti degli abitanti marini di una scarpata continentale.
Attualmente il livello fossilifero non esiste più e ciò che ci resta sono solo alcune testimonianze di un mare profondo situato oggi nelle sale di Badia a Settimo e nell'abisso che vive sotto le colline della campagna Toscana.
Il Gruppo Avis Mineralogia Paleontologia Scandicci organizza il 7 Giugno 2009 presso la Sede del Gruppo la 4° Rassegna di Primavera di Minerali, Fossili e Conchiglie con il Patrocinio del Comune di Scandicci.
A small fossil fish fauna, rich in Chlamydoselachus teeth, from the Late Pliocene of Tuscany (Siena, central Italy)
Franco Cigala Fulgosi, Simone Casati, Alex Orlandini & Davide Persico.
Questa volta si tratta di un ritrovamento destinato a fare scalpore nel mondo scientifico e a modificare le ricostruzioni paleoambientali dell’antico mare che un tempo ricopriva le campagne senesi.
A Castelnuovo Berardenga, località situata a qualche chilometro da Siena, sono venuti alla luce fra le celebri crete senesi, un numero straordinario di denti fossili di Chlamydoselachus anguineus, una specie di squalo dalla forma sinuosa più simile all’anguilla, e da qui il nome, che non ad un pesce.
L’animale, un vero e proprio fossile vivente, si aggira ancora oggi nelle profondità oceaniche tra i 400 e i 1600 metri sotto la superficie marina, muovendosi con repentini cambi di direzione alla ricerca di prede nelle acque buie impenetrabili ai raggi del sole.
La specie fossile poteva raggiungere oltre i due metri di lunghezza e pare quindi sensibilmente più grande delle popolazioni attuali tanto da poter essere considerata una specie a sé.
Il ritrovamento di questi denti, e le informazioni ricavate dai sedimenti, hanno modificato in maniera sostanziale l’idea che avevamo di quella parte del Mediterraneo pliocenico che ricopriva la Toscana.
Fino ad oggi, infatti, si pensava che nel Pliocene medio (circa tre milioni di anni fa) il bacino marino senese non fosse particolarmente profondo, convinzione che la presenza di forme di vita abissali come il Chamydoselachus e il Centrophorus granulosus hanno confutato, tanto da sostituire lo scenario tradizionale con uno nuovo più variegato e complesso, nel quale zone costiere o di mare basso si alternavano a veri abissi che prendevano forma a poca distanza dalla riva, là dove una breve piattaforma di costa lasciava il posto alla ripida scarpata continentale.
I denti di Chlamydoselachus, così rari e preziosi, sono stati oggetto di una importante ricerca ora pubblicata sulla rivista internazionale CAINOZOIC RESEARCH:
A small fossil fish fauna, rich in Chlamydoselachus teeth, from the Late Pliocene of Tuscany (Siena, central Italy).
Franco Cigala Fulgosi, Simone Casati,
Alex Orlandini & Davide Persico
Uno degli autori di tale lavoro, il professor Cigala Fulgosi, docente presso il Dipartimento di Scienze della Terra di Parma, considerato fra i massimi esperti al mondo di squali fossili, ha rimarcato anche il fatto che questo numero straordinariamente elevato di denti, alcune centinaia, sia stato ritrovato in un’area relativamente ristretta.
Ciò fa pensare ad una insolita concentrazione di questa specie dovuta forse alla presenza di correnti marine particolarmente ricche di nutrimento o alla presenza nell’area di condizioni decisamente favorevoli alla riproduzione di questi squali.
Il valore scientifico della scoperta sta nel fatto che siamo riusciti a determinare con esattezza una fossa oceanica al margine di una scarpata continentale, una sorta di canyon sottomarino non molto distante dalla costa dove si concentravano centinaia di squali che attualmente si trovano solo fuori dal Mar Mediterraneo e, soprattutto, a profondità abissali.
Grazie ai reperti raccolti in oltre tre anni di ricerche, abbiamo una fotografia di un momento di transizione tra la grande apertura post-messiniana avvenuta nel Pliocene inferiore e la messa in posto delle condizioni geografiche ed ecologiche del mediterraneo attuale.
Una massiccia concentrazione di questi squali arcaici, offre una grande possibilità per capire quali e quanti cambiamenti ha subito il Mar Mediterraneo negli ultimi 5 milioni di anni.
Possiamo aggiungere che è la prima volta che abbiamo un rapporto diretto fra i denti dello squalo serpente e le informazioni ricavate dal sedimento in cui si sono depositati 3,5 milioni di anni fa.
Ancora una volta mi sento di dire che il lavoro portato avanti dal gruppo GAMPS di Scandicci ha messo in pratica una grande opportunità scientifica valorizzando nuovamente il patrimonio storico naturalistico non solo della regione Toscana, ma in un certo qual modo di tutta la paleontologia italiana nel contesto internazionale.
Cenni storici
La storia di questa specie di squalo ha inizio in Toscana verso la fine del 1870. Premetto che sono stati scoperti prima i resti fossili e poi l’esemplare vivente.
Il primo scopritore si chiamava Roberto Lawley (1818-1881).
Roberto Lawley , uno dei più grandi naturalisti dell’800, mentre perlustrava le campagne di una Toscana molto diversa da quella che conosciamo oggi, notò per terra uno strano dente che lo lasciò molto perplesso!
Egli ne trovò altri, ma non avendo nessun riferimento scientifico si trovò costretto ad accantonare quegli strani oggetti.
Erano anni in cui, a causa delle enormi distanze, era molto difficile reperire le specie viventi ed i musei, purtroppo, non possedevano le collezioni che abbiamo la fortuna di vedere oggi.
Molti animali erano sconosciuti, soprattutto quelli che vivevano a profondità abissali.
I giorni trascorrevano senza fornire una risposta o un segnale che potesse dare un senso a quella scoperta; e così, nel 1876, nel suo lavoro “Nuovi studi sopra ai pesci ed altri vertebrati delle colline toscane”, Lawley lo presentò al mondo scientifico con queste testuali parole: "La radice ha due rami, è quasi saldata per tutta la sua lunghezza, ma sul davanti, giust’appunto nella sua saldatura, sorge il dente centrale e forma con i due laterali tutto un dente; il loro apice cambia di colore atteso essere tutto dentina ed è trasparente.
I denti sono flessuosi e la radice fa quasi angolo retto con essi.
Di questi denti ne possiedo due perfettamente completi, e sette più o meno mutilati, ma tutti egualmente conformati, e riconoscibili: mi provengono tutti da Orciano Pisano, dove sembrano rarissimi.
Per quanto io abbia osservato, non mi è stato possibile di vedere un dente simile né viventi, né rappresentato in disegno né di pesci né di rettili”.
Purtroppo Lawley fu stroncato da un male improvviso nel 1881; molti dei suoi studi rimasero incompiuti e la maggior parte dei reperti fossili raccolti andò dispersa (compresi i nove denti da lui raccolti).
Tre anni dopo la sua morte, fu pescato uno strano essere nel mare del Giappone: uno squalo appunto.
Un certo Samuel Garman (1846-1927), di professione Zoologo, venne a conoscenza di tale avvenimento e recatosi sul posto, ebbe la possibilità di poterlo studiare dando il nome alla specie nel 1884.
Ironia della sorte?
Chissà!
L’unica cosa certa è che il nostro Lawley morì senza sapere a che genere di animale appartenesse quel dente.
La scoperta
Nel maggio 2001, durante una ricerca sui sedimenti marini di Castelnuovo Berardenga, Simone Casati e Marco Zanaga, ricercatori accreditati presso la Soprintendenza alle Antichità della Toscana, segnalavano alla Dott.ssa Silvia Goggioli (Ispettrice della zona in questione) ed al Dott. Franco Cigala Fulcosi, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Parma, la scoperta di un giacimento a ittiodontoliti di elasmobranchi (denti di squali) unico al mondo per la frequenza di Chlamydoselachus anguineus Garman, 1884.
La pubblicazione scientifica, frutto di oltre tre anni di ricerche, descrive una minuziosa classificazione delle faune presenti nei depositi del Pliocene Medio di C. Berardenga Scalo.
Attualmente il Chlamydoselachus, la cui distribuzione geografica lo colloca al di fuori dell’attuale Mar Mediterraneo, viene considerato uno squalo dalle caratteristiche preistoriche.
Attualmente non esiste nessun museo al mondo che vanta di possedere questi denti fossili nelle proprie collezioni, ad eccezione del Museo del Gruppo Avis Mineralogia Paleontologia di Scandicci (GAMPS) a Badia a Settimo, dove la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha predisposto che questi denti fossero musealizzati.
La morfologia dello squalo dal collare è sicuramente particolare:
La bocca è in posizione frontale, al contrario della bocca ventrale presente negli squali moderni.
I denti sono tricuspidali, presentano cioè tre punte (cuspidi), una centrale e due laterali leggermente più piccole.
Questo apparato dentale serve per predare piccoli pesci, molluschi e crostacei.
La pinna caudale è molto allungata, a forma di lancia, ed è presente soltanto il lobo superiore.
Possiede sei fessure branchiali (in quasi tutti gli squali sono cinque), molto estese, quasi ad unirsi in entrambi i lati (da qui “squalo dal collare”) ed esse sono frangiate, cioè sono presenti piccole porzioni di pelle simili a frange.
L’unica pinna dorsale è molto piccola ed arretrata, in corrispondenza alla pinna anale ed anche le pinne pettorali sono corte ed arrotondate.
La riproduzione è probabilmente vivipara aplacentata (le uova si schiudono all’interno dell’utero materno) ed i periodi di gestazione sembrano essere molto lunghi.
La colorazione dello squalo dal collare è marrone scuro o grigio, in entrambi i casi abbastanza uniforme in tutto il corpo.
Come già accennato, a causa delle sue abitudini “profonde”, è quasi impossibile incontrare il Chlamydoselachus anguineus durante una immersione ed i pochi esemplari che sono stati osservati vengono quasi sempre trovati all’interno delle reti a strascico dei pescherecci oceanici.
New exceptional discovery for the paleontological group GAMPS of Scandicci.
An ocean deep in the Siena countryside.
di Luca Oddone
This time it is a discovery destined to make a sensation in the scientific world and to amend the paleo ambient reconstructions of the ancient sea who once was the Sienese countryside.
In Castelnuovo Berardenga, locality situated a few kilometres from Siena, have come to light in the famous Crete Senesi, an impressive number of fossil teeth of Chlamydoselachus anguineus, a species of shark with sinuous body, more similar to an eel, and from here the name, that not to a fish.
Animal, a true living fossil, still wanders around today on the ocean deeps, between 400 and 1600 metres below the surface of the ocean, moving with sudden changes of direction to the search of prey in the waters dark impenetrable to sun rays.
The species fossil could reach more than two metres in length and seem considerably bigger of current populations that it could be considered as a species itself.
The discovery of these teeth, and the information from the sediments, have substantially amended the idea that we had about that part of the Mediterranean Pliocene that was the Tuscany.
Thin today, in fact, it was thought that in the Pliocene Medio (around three million years ago) the senese sea basin was not particularly deep, conviction that the presence of abyssal forms of life as the Chamydoselachus and the Centrophorus granulosus has disproven, so much to be replaced the traditional scenery with one new more variegated and complex, in which coastal zones or of low sea were alternated to true abysses that took form to little distance from the shore, there where a brief base of coast left the place to the steep continental scarp.
The hundred teeth of Chlamydoselachus discovered by Simone Casati in the last three years, so rare and precious, have been object of an important search now published on the international magazine:
CAINOZOIC RESEARCH A small fossil fish fauna, rich in Chlamydoselachus teeth, from the Late Pliocene of Tuscany (Siena, central Italy)
Franco Cigala Fulgosi, Simone Casati,
Alex Orlandini & Davide Persico
One of the authors of such job, professor Cigala Fulgosi, teacher at the Department of Earth Sciences in Parma, considered one of the maximum experts of sharks fossils in the world, have observed also the fact that this extraordinarily elevated number of teeth, some hundred, have relatively been found in a narrow area.
This makes to think that an unusual concentration of this species is due to the presence of tides sea particularly rich in nourishment or to the presence in the area of favourable conditions about the reproduction of these sharks.
The scientific value of the discovery is in the fact that we have succeeded in determining exactly an oceanic pit to the border of a continental scarp, a sort of submarine canyon not very distant from the coast where were assembled hundreds of sharks that currently they are found only out of the Mediterranean Sea and, above all, to abyssal depth.
Thanks to the picked finds in over three years of searches, we have a photo of a moment of transition among the great opening post-messiniana happened in the inferior Pliocene and the geographical and ecological conditions of the actual Mediterranean Sea.
A thick concentration of these archaic sharks, offers a great possibility to understand what and how many changes the Mediterranean Sea has had in the last 5 million of years.
We can add that it is the first time that we have a direct relationship among the teeth of the snake shark and the information drawn by the sediment in which are deposited 3,5 million years ago.
Once more I feel me to say that the job of the group GAMPS of Scandicci has put a great scientific opportunity into practice, not only bringing again the naturalistic historical patrimony of Tuscany out, but in a certain way a patrimony of the whole Italian palaeontology in the international context.
Di Admin (Del 03/05/2009 @ 22:57:09, In Gamps, Linkato 356 Volte)
Già sul finire del Cinquecento, i Medici vollero che nel Giardino dei Semplici pisano l'Orto botanico sorgesse una "Galleria" di reperti naturali e di curiosità, primo nucleo di collezioni continuamente arricchite, grazie allo stretto legame con l'Università.
Raggiunta una completa autonomia dal Giardino dei Semplici (1814), nel corso del secolo XIX, sotto la direzione di Paolo Savi, il Museo divenne uno dei più importanti d'Italia per le splendide raccolte zoologiche, geologiche, paleontologiche, mineralogiche e per la spettacolare "galleria delle balene".
Ancora oggi, dopo il trasferimento dalla vecchia sede di via Santa Maria agli spettacolari locali della Certosa di Calci, concessi in uso perpetuo all'Università di Pisa, si colloca tra i primi musei scientifici universitari per importanza e ricchezza delle collezioni.
Le prime sale ripercorrono la storia dell'istituzione: reperti rari e curiosi, conchiglie decorate, coralli ricreano perfettamente una "camera delle meraviglie" rinascimentale.
Notevoli sono i gruppi di animali imbalsamati da Paolo Savi tra il 1820 e il 1830, che destarono giustificata meraviglia alle Esposizioni Universali dell'Ottocento e che furono ritenuti insuperabili dai maggiori musei europei.
La collezione zoologica è composta da quasi 300.000 reperti, raggruppati in tre raccolte principali di origine settecentesca e ottocentesca: la galleria delle balene è una delle più importanti e sorprendenti raccolte di scheletri di cetacei esistente in Europa.
Il Museo comprende anche la galleria dei rettili e anfibi, dove sono esposti scheletri di enormi serpenti, gusci di testuggini, un diorama dell'iguana.
Nella sezione dedicata ai mammiferi, si può ammirare una grande zanna di Elephans antiquus, il cui ritrovamento sulle spiagge livornesi nel 1881 fu ampiamente commentato persino sulle pagine del "London News".
Ricchissime anche le collezioni mineralogiche e paleontologiche che rimandano ai personaggi di spicco della scuola scientifica pisana: Giuseppe Meneghini, Antonio D'Achiardi, Leopoldo Pilla, Mario Canavari.
La maggioranza dei reperti di queste collezioni è databile a partire dalla metà dell'Ottocento, anche se non mancano oggetti più antichi provenienti dal periodo mediceo.
L'Archivio storico del Museo è conservato presso il Dipartimento di Scienze della Terra, mentre gli inventari seicenteschi si trovano presso l'Archivio di Stato di Pisa.
Tipologia: Musei naturalistici
Indirizzo: Calci, Via Roma 79
Coordinate geografiche: 43.7232 - 10.5191
Tel: 050 2212970
Fax: 050 2212975
Orario:
Dal 16 settembre al 14 giugno, da martedì a sabato: 9.00-18.00; domenica e festivi: 10.00-19.00 ; dal 15 giugno al 15 settembre: da martedì a venerdì: 10.00-19.00; sabato, domenica e festivi: 10.00-24.00 (chiuso lunedì, 1°gennaio e 25 dicembre).
Il G.A.M.P.S. ringrazia tutti coloro che con il loro impegno hanno dato seguito alle nostre scoperte valorizzando reperti unicamente ritrovati da un gruppo di appassionati che negli ultimi 20 anni ha segnalato e in gran parte recuperato tutti i mammiferi marini ufficialmente conosciuti fra la Toscana e l'Umbria.
1989 balena di Poggio Tagliato scoperta da Valerio Malpassi del GAMPS (non pubblicata e in attesa di restauro)
*1998 balena di Castelfiorentino scoperta da Simone Casati del GAMPS (non pubblicata, ma già musealizzata)
* 2003 Stenella di Pienza scoperta da Simone Casati del GAMPS (pubblicata e già musealizzata)
2003 balena di Allerona scalo scoperta da Simone Casati del GAMPS (non pubblicata e in attesa di restauro)
2006 balena di Orciano Pisano scoperta da Fabio Ciappelli ex socio del GAMPS (non pubblicata, ma in fase di restauro)
* 2007 balena di Montalcino scoperta da Simone Casati del GAMPS (non pubblicata e in attesa di restauro)
2007 balena di allerona Scalo scoperta da Simone Casati del GAMPS (non pubblicata, ma già musealizzata)
* 2007 Metaxytherium subappenninum scoperto da Simone Casati del GAMPS (in fase di pubblicazione, ma già musealizzato)
* 2007 Stenella Asciano scoperta da Simone Casati del Gamps (non pubblicata e in attesa di restauro)
* 2007 2 scheletri parziali di Metaxytherium subappenninum scoperti da Simone Casati del GAMPS (in fase di pubblicazione e restauro)
* 2008 evidenti resti di cetaceo da Monterotondo Marittimo scoperti da Simone Casati del GAMPS (ancora in fase di studio, ma già musealizzati)
* 2009 parti anatomiche di Pliofoca etrusca scoperte da Marco Zanaga del GAMPS (in fase di pubblicazione e restauro)
* Reperti recuperati dal GAMPS
Cari amici della rete, in questo video abbiamo voluto sintetizzare i risultati delle nostre attività di ricerca dedicando attenzione alle balene scoperte dai vecchi e nuovi soci del G.A.M.P.S. negli ultimi 20 anni fra la Toscana e l'Umbria.
Il gruppo di Scandicci nell'ultimo quarto di secolo non ha soltanto scoperto tutti i vertebrati marini ufficialmente conosciuti, ma anche numerosi resti di mammiferi terrestri che attualmente fanno parte della raccolta del Museo di Storia Naturale di Firenze.
Anni di risultati debbono far riflettere e far capire l'importanza di un gruppo che ha come unico scopo la collaborazione con il mondo scientifico e la salvaguardia del patrimonio storico culturale.
Oggi il GAMPS di Scandicci non può essere considerato un competitore, ma una solida realtà a disposizione di tutti gli studiosi nazionali ed internazionali.
Il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Siena, in collaborazione con il G.A.M.P.S. di Scandicci, stanno portando a termine il recupero del cavallo ritrovato poche settimane fa nei sedimenti di Castelnuovo Berardenga (SI).
Un lavoro di squadra che ha coinvolto una equipe di esperti attualmente determinati a capire l'età di un equide parzialmente depositato sulle argille di origine marina.
Seconda per importanza sul territorio italiano, e quarta svolta a livello internazionale, si è conclusa la manifestazione Microcentro Diciotto.
Domenica 19 aprile 2009, oltre 60 esperti del settore mineralogico si sono dati appuntamento presso l'abbazia Cistercense di Badia a Settimo per dare vita ad una mostra scambio micromineralogia.
La manifestazione ha avuto il pregio di riunire studiosi e ricercatori del settore, ma anche quello di rivelare e far conoscere al mondo scientifico nuovi minerali mai scoperti prima.
Oltre 60 tavoli hanno ospitato ricercatori provenienti da tutto il territorio nazionale.
Questo importantissimo appuntamento annuale, trasferitosi da qualche anno in casa del Gruppo AVIS MINERALOGIA PALEONTOLOGIA SCANDICCI, è stato accolto dallassociazione con lintento di ampliare la conoscenza del settore tramite un bagaglio di microminerali che saranno esposti, apprezzati ed esaltati, da coloro che da molti anni fanno della Micro-Mounts non solo una passione, ma unimportante opportunità di studio e confronto.
Di Admin (Del 16/04/2009 @ 08:15:01, In Gamps, Linkato 138 Volte)
QUESTO VIDEO CHE HA COME PROTAGONISTA LA CAMPAGNA UN TEMPO FONDALE MARINO, VUOLE ESSERE UN MODO PER DIFFONDERE PASSIONE, MA SOPRATTUTTO RISPETTO PER IL PATRIMONIO NATURALISTICO DELLA REGIONE TOSCANA.
UNA GITA INSIEME AI BAMBINI PER FAR CONOSCERE E CAPIRE LE ORIGINI DI UN TERRITORIO CHE, GRAZIE AI RESTI DEI MOLLUSCHI FOSSILI, CI RICORDA E CI INSEGNA COME TUTTO CAMBIA SOTTO L'INESORABILE SCORRERE DEL TEMPO.