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Di Admin (Del 22/01/2009 @ 10:43:22, In Gamps, Linkato 377 Volte)
GIORGIO BATINI RACCONTA LE AVVENTURE DEL G.A.M.P.S.





La Toscana delle balene
Quando grandi cetacei, squali e sirene popolavano le acque marine che si estendevano tra Grosseto, Pisa, Livorno, Lucca, Firenze e Siena.

Questo libro racconta storie accadute quando la Toscana era giovanissima, praticamente adolescente, e un po’ irrequieta, come lo sono tutti a quell’età, cambiando spesso forma e paesaggio, a causa di cataclismi, glaciazioni, terremoti e inondazioni.

Storie di milioni d’anni fa, nascoste nei campi e nei prati da cui sono “riemersi” conchiglie fossili, denti di squali antidiluviani, ossa di cetacei grandi e piccoli che nuotavano nelle acque del Tirreno, quando questo sommergeva buona parte della Toscana, andando quasi a lambire le falde dell’Appennino, e copriva Livorno, Pisa, Grosseto, Lucca e Siena che fortunatamente per loro non c’erano, mentre Firenze, Prato e Pistoia, se ci fossero state, sarebbero state località balneari, col rischio però di qualche brutto incontro.

All’epoca, infatti, enormi balenottere e giganteschi capodogli, agili delfini e famelici squali erano gli unici turisti a visitare una Toscana sommersa dove c’era molta più acqua che terra.

A ricordarci quella Toscana marinara restano i fossili della balenottera di Castelfiorentino, vecchia di tre milioni di anni, della “Brunella”, la balenottera trovata a Poggio alle Mura, presso Montalcino, e della sua “cugina” di Orciano, della stenella trovata tra Pienza e Chianciano e della misteriosa “Sirena” di Campagnatico.

Storie che conosciamo grazie alla competenza di studiosi e alla passione di ricercatori “dilettanti” e che oggi sono narrate, col consueto garbo, l’elegante affabilità e la competenza che da sempre lo contraddistinguono, dalla penna briosa e puntuale di Giorgio Batini.
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Di Admin (Del 22/01/2009 @ 10:42:05, In Gamps, Linkato 175 Volte)
IL G.A.M.P.S. SU NATIONAL GEOGRAPHIC ADVENTURE

23 gennaio 2009

ore 23.00 canale 404 di SKY

BLOG NOTES 2
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Di Admin (Del 22/01/2009 @ 10:39:35, In Gamps, Linkato 191 Volte)


Un contatto diretto con squali dalle forme e dimensioni più svariate, si può ottenere grazie ai denti fossili sedimentati nelle argille senesi che risalgono ad un periodo chiamato pliocene.

Circa 4 milioni di anni fa, avremmo visto questi terreni quasi completamente sommersi dalle calde acque del mare tirrenico.

Nei millenni successivi, una forte spinta dovuta ad un sollevamento delle terre, hanno consentito all’erosione del vento, del gelo, ma sopratutto della pioggia, di scoprire ciò che il tempo ha preservato e, contemporaneamente, attraverso i fiumi, hanno permesso di riportare al mare i piccoli granelli di sedimento seguendo una sorta di percorso circolare che non ha mai avuto inizio e non avrà mai fine.
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Di Admin (Del 12/01/2009 @ 10:57:50, In Gamps, Linkato 195 Volte)


Il video dal titolo "sei anni dopo" rivisita i luoghi dove sei anni fa fu scoperto il cranio fossile di Stenella giulii... una sovrapposizione fra terra e mare prima della scoperta di un altro dente appartenente al fossile ritrovato nel 2003.
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Di Admin (Del 12/01/2009 @ 10:57:22, In Gamps, Linkato 178 Volte)


Un viaggio nella campagna toscana alla ricerca di conchiglie fossili imprigionate nel ghiaccio di una gelida mattina di gennaio.
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Di Admin (Del 02/01/2009 @ 10:16:48, In Gamps, Linkato 178 Volte)


Il primo che si vede nel video è un dente di Galeocerdo cuvier o squalo tigre.

Questo squalo raggiunge di solito la lunghezza di 4 o 5 m nelle femmine, ma è possibile trovare esemplari maschi che raggiungono e superano i 6 m.

La colorazione dello squalo tigre varia a seconda dell'età; nei giovani è brunastra, segnata da numerose macchie e strie trasversali piuttosto scure da cui prende il nome.

Con l'avanzare dell'età queste strie si vanno sempre più attenuando fino a formare una livrea bruno-grigia uniforme negli adulti.

Gli squali tigre a differenza della maggior parte dei Selaci, generano un numero elevato di esemplari, da 30 ad oltre 50 per ogni parto.

Il Carcharias taurus o squalo toro, specie ancora esistente, che nonostante il suo aspetto aggressivo è in realtà relativamente placido e si muove lentamente.

Gli esemplari di questa specie si radunano tipicamente nelle acque costiere, alla profondità tra i 10 e 60 metri dove durante il giorno si nascondono in buche e grotte ed escono la notte per mangiare.

Lo squalo toro ha il corpo massiccio, e può raggiungere i 3 m e 20 di lunghezza, anche se mediamente gli esemplari misurano circa 2 m - 2m e 20.

La riproduzione è ovovivipara.

Una curiosità di questa specie è che la femmina ha due uteri.

All'interno, lo squalo formatosi per primo, mangia gli altri così generalmente da ogni gestazione (che può durare dai 6 ai 9 mesi) nascono uno/due esemplari.

Altri due reperti molto interessanti che abbiamo trovato sono un dente di Squatina angeloides o squalo angelo, e un dente del rostro di uno squalo sega.

Il primo, lo Squalo angelo, è di taglia moderata, raggiunge mediamente il metro e mezzo - 2,0 metri di lunghezza.

Lo squalo angelo ha un corpo molto appiattito e spesso può essere confuso con una razza.

Lo si può trovare sia nelle fredde acque boreali così come ai tropici, e da pochi metri di profondità fin sopra i profondi declivi continentali.

In genere è attivo la notte, durante il giorno rimane coperto dalla sabbia sul fondo esponendo solo gli occhi.

Qui resta sepolto in agguato, utilizzando le sue mascelle altamente protrusibili per catturare le prede.

Lo Pristiophorus cirratus o squalo sega comune, a causa del suo muso viene spesso confuso con il pesce sega.

Questo animale ha cinque paia di branchie ai lati della sua testa, mentre il pesce sega li ha sotto il muso e non ha barbigli.

Lo squalo sega ha un corpo sottile e appiattito, con delle strisce scure sparse un po' ovunque sul suo corpo di colore giallastro.

Vive in acque temperate e sembra preferire le acque profonde della scarpata continentale, con profondità di circa 300 metri.

Ma lo si può incontrare anche a profondità inferiori su fondali sabbiosi.

Sono in genere squali timorosi e innocui ma se maneggiati possono causare ferite con il rostro.

Si nutrono essenzialmente di piccoli pesci ossei, cercando cibo con i barbigli.

I denti posizionati sul muso allungato vengono usati per smuovere i sedimenti.

La vita media è di circa 15 anni, sono ovovivipari e la gestazione dura circa 12 mesi.

Abbiamo trovato anche diversi denti appartenti al genere Carcharhinus.

Classificare i denti di questo genere è tutt'altro che semplice.

I denti inferiori sono infatti molto simili tra tutte le specie, per cui poco utili per una classificazione certa.

Nel pliocene italiano si pensava che le specie diffuse fossero solo due o tre, ora dopo accurati studi delle collezioni conservate nei musei italiani, soprattutto delle collezioni toscane, si è arrivati a una decina di specie.

I denti che abbiamo trovato mi sembra che possono essere attribuiti al Carcharinus priscus, squalo che si è estinto alla fine del pliocene.

I denti misurano meno di 1 cm e mezzo.

La cuspide principale è finemente seghettata, e talvolta occorre l'uso di una lente o microscopio per poter vedere i dentelli, che continuano anche lungo le spalle, dove sono un po' più accentuati.

Infine abbiamo trovati i resti delle placche dentarie di alcune razze, tra cui Myliobatis e Pteromylaeus.

Le razze della famiglia Mliobatidae sono tra le più grandi, e vivono principalmente in oceano aperto piuttosto che vicino alla costa.

Si nutrono di gasteropodi, mitili e crostacei, frantumando i gusci con i loro denti estremamente duri.

Sono nuotatori eccellenti e possono saltare parecchi metri sopra la superficie.

In particolare le razze del genere Myliobatis possono raggiungere i 180 cm di lunghezza compresa la coda, che assomiglia ad una frusta e può essere lunga quanto il corpo, mentre le razze del genere Pteromylaeus possono raggiungere anche i 230 cm di lunghezza.

La coda è munita di una spina che la razza usa come difesa.

Le razze del genere Myliobatis prediligono le basse acque litoranee, tra 1 e 30 m e solo eccezzionalmente scendono a profondità di 300 m.

E' sicuramente più comune vederle nuotare in acque molto basse, lungo coste sabbiose, dove fendendo l'acqua con entrambe le ali, pare che stiano nuotando due squali affiancati.
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