Un Mare di Due Milioni di anni fa
Sabato 14 Marzo 2009 L’Amministrazione Comunale di Allerona - Terni presenta
"Un Mare di Due Milioni di Anni Fa"
“Ex Sala Aurora”
Seguirà la presentazione del cetaceo fossile scoperto dal G.A.M.P.S. nel 2007 nei sedimenti pliocenici di Allerona Scalo (Montemoro).

Molte volte è capitato di vedere in tv spiaggiamenti di balene e delfini, ma nessuno ha mai pensato che questo potesse accadere in un campo di grano distante molti chilometri dall’attuale linea di costa.
Non si tratta di fantascienza, ma di una scoperta paleontologica di grande importanza.
Oggi, come milioni di anni fa, i cetacei transitavano, più o meno numerosi, fra gli oscillanti fondali marini del periodo geologico denominato Pliocene (5.3-1.8 m.a) del centro Italia.
In quel periodo, infatti, molte zone dell’Umbria erano sommerse dalle acque del mare mare tirrenico.
In quel momento il clima temperato e la morfologia della costa avevano favorito una notevole biodiversità animale e vegetale.
La testimonianza del passaggio di questo mare è chiaramente evidente nei resti di conchiglie e pesci fossili disseminati nei terreni argillosi della campagna di Allerona (TR), dove nel 2003 fu scoperto lo scheletro di un cetaceo risultato essere il primo reperto di balena preistorica mai scoperto in Umbria.
La scoperta fu effettuata dal GRUPPO AVIS MINERALOGIA PALEONTOLOGIA SCANDICCI (G.A.M.P.S.) esattamente dal sig. Simone Casati e dal Dott. Marco Zanaga.
Ma per quale motivo abbiamo parlato di spiaggiamento?
Il motivo è che il giorno 19/05/07, il sig. Simone Casati, Gianni Raffaelli e il paleontologo Marco Zanaga, durante un’escursione finalizzata allo studio geologico dei terreni pliocenici umbri, a pochi metri dalla balena del 2003, si imbatterono sulle prime tracce di un altro grande mammifero marino.
I ricercatori, mentre percorrevano un leggero pendio argilloso in località Montemoro nei pressi di Allerona Scalo, si trovarono di fronte ad una cosa che non avrebbe lasciato dubbi a occhi allenati a ritrovamenti del genere: si trattava della base del cranio di un balenide vissuto in Umbria milioni di anni fa, quando la regione si trovava sotto molti metri d’acqua marina.
Il cranio sembrava intatto e ben conservato, la sua deposizione era in norma ventrale e il pendio della scarpata lasciava presagire che parte dello scheletro fosse ancora sepolto sotto tonnellate di argilla compatta.
La zona di Montemoro è sempre stata ricca di frammenti ossei, questo lascerebbe intuire che le balene trovassero nel luogo una sorta di imbuto naturale dove le carcasse si depositavano dopo la morte.
E’ bene sapere che i grandi cetacei dopo il decesso vengono sospinti in superficie da enormi sacche di gas che si formano all’interno della cassa toracica e sono dovute alla decomposizione del corpo.
Questo gas intrappolato all’interno dei tessuti da modo alle correnti marine di trasportare la carcassa per molti km alla deriva.
Una volta esaurito questo “carburante” i resti in putrefazione tendono a precipitare sul fondo marino in modo scomposto.
Talvolta le carcasse si disgregano all’impatto sparpagliandosi in un raggio di molti metri.
Di solito, affinché abbia inizio il normale processo di fossilizzazione, i resti debbono necessariamente cadere in una specie di fanghiglia che consente di ricoprire rapidamente le ossa.
La zona di Montemoro doveva essere nel passato una sorta di trappola, ma oggi si presenta come una finestra temporale aperta alla conoscenza di queste creature che un tempo solcavano le acque preistoriche del mare tirrenico.
Dopo due anni dalla scoperta, Il reperto fossile verrà presentato sabato 14 dalle autorità del luogo che hanno fortemente voluto e giustamente ottenuto la balena fra le mura di casa.
Finalmente un altro reperto scoperto dai ricercatori del G.A.M.P.S. verrà studiato e ammirato dopo un “sonno” lungo milioni di anni.
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