Di Admin (Del 30/07/2009 @ 13:04:00, In Gamps, Linkato 136 Volte)
C'è stato un tempo in cui la zona di Campagnatico in provincia di Grosseto era sommersa dalle acque del mare tirrenico.
4.8 milioni di anni fa, bassi fondali ed un clima decisamente più caldo di quello attuale, costituivano un habitat molto favorevole per l'unica specie di Dugongo che viveva a quel tempo nel Mar Mediterraneo: il Metaxytherium subappenninum, estinto alla fine del pliocene.
La presenza di questi mammiferi erbivori, era dovuta al fatto che la zona era ricca di piante marine che sono ancora oggi alla base della loro dieta alimentare.
I loro lontani discendenti, un tempo molto diffusi anche nel Mar Mediterraneo, fanno pensare che le mitiche sirene non siano altro che gruppi di dugonghi avvistati dagli antichi naviganti che solcavano le acque in prossimità della terraferma.
Sicuramente quest'ultima sirena sottratta all'attività estrattiva della cava di sabbie non modificherà le conoscenze su questi mammiferi del passato, ma insieme alle altre conservate a Scandicci, contribuirà ad alimentare il mito delle creature che hanno dato origine alle mitologiche figure per metà donna e metà pesce.
Di Admin (Del 20/07/2009 @ 10:29:00, In Gamps, Linkato 116 Volte)
ASPETTANDO IL PALIO DI SIENA DEL 16 AGOSTO 2009
Il Dipartimento di Scienze della Terra di Siena, in collaborazione con il G.A.M.P.S. di Scandicci, hanno ultimato il recupero del cavallo Fossile ritrovato in località Castelnuovo Berardenga (SI), un distacco dal terreno che verrà effettuato a ridosso del Palio del 16 agosto 2009.
BADIA A SETTIMO 7-11 LUGLIO 2009
INGRESSO LIBERO AL MUSEO DALLE 21.00 ALLE 24.00
PIAZZA VITTORIO VENETO, 1 BADIA A SETTIMO SCANDICCI - FIRENZE
DAGLI SQUALI PREISTORICI AL MITO DELLE SIRENE
Da molti anni, grazie al gruppo AVIS Mineralogia Paleontologia Scandicci, non fa più sensazione venire al corrente di ritrovamenti di squali e sirene nelle campagne toscane.
Questo continuo flusso di informazioni si deve al fatto che i ricercatori scandiccesi hanno messo a segno scoperte che pian piano stanno rivoluzionando le conoscenze sulle creature e l’ambiente che si trovava in Toscana milioni di anni fa.
Dal 7 all’11 luglio, presso le sale del Museo Mineralogico Paleontologico di Badia a Settimo, nell’ambito delle Notti dell’Archeologia, si svolgeranno visite guidate alla scoperta delle origini della Toscana: un viaggio sulla macchina del tempo alla scoperta degli squali che vivevano nel mare senese e alcune curiosità sulla nascita del mito delle sirene di Ulisse.
Trecentoquattro eventi in tutta la Toscana per un luglio dedicato ai misteri dell'archeologia, scandagliati con il favore delle tenebre.
105 fra parchi, aree archeologiche, musei coinvolti per una iniziativa ("Le notti dell'archeologia") coordinata dalla Regione Toscana in collaborazione con il ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, l'associazione fra i musei archeologici toscani (AMAT) nonche' i volontari dei gruppi archeologici.
70 i comuni coinvolti, sparsi in tutte le province toscane.
"Vogliamo dar voce al grande patrimonio di una Toscana spesso sconosciuta", spiega Paolo Cocchi, assessore regionale alla Cultura.
"Una Toscana che puo' ancora sorprenderci per la storia che narra e le emozioni che e' in grado di dare: una storia affascinante che vorremmo fosse conosciuta da un numero sempre maggiore di persone perche' solo la consapevolezza di cio' che ci circonda puo' garantire la conservazione dei beni che abbiamo avuto in eredita'".
Il pacchetto delle "notti" e' stato illustrato, dall'assessore Cocchi, alla presenza del soprintendente Fulvia Lo Schiavo e del presidente AMAT.
Conferenze, rassegne cinematografiche, escursioni e passeggiate, laboratori e attivita' educative per bambini (ma non solo), aperture straordinarie notturne, concerti, degustazioni alimentari, fiaccolate, presentazione di libri e dei risultati delle ultime campagne di scavo.
Si potranno, ad esempio, lasciare commenti rispetto alle iniziative cui si e' assistito e si potra' partecipare a un gioco-viaggio nell'archeologia toscana (un quiz a premi - in palio oggetti dai bookshop dei musei - per saggiare la conoscenza, ad esempio, su dove sia la "chimera di Arezzo", su dove si possa trovare "un serpente con tre teste", sull'esistenza o meno di "etruschi con sombrero", su quale sia il museo dov'e' conservato "uno stivale per bere").
La sezione tematica di quest'anno e' dedicata al rapporto tra potere religioso e potere civile nella Toscana antica.
Il territorio con il numero maggiore di eventi e' Siena (62) seguito da Grosseto (57) e Firenze (54).
Livorno (31 eventi) e Arezzo (29) precedono Lucca (22).
Prato e Pisa sono pari quota con 17 eventi per ciascuno.
Di Admin (Del 23/06/2009 @ 20:24:00, In Gamps, Linkato 128 Volte)
Questo video realizzato dal giornalista RAI Samuele Amadori, offre al G.A.M.P.S. l'opportunità di raccontare la storia delle balene scoperte nei terreni pliocenici di Allerona Scalo.
Un breve, ma suggestivo viaggio fra le crete di un territorio che riporta alla mente il tempo in cui i terreni alleronesi erano sommersi dalle acque del Mar Mediterraneo.
Nel servizio il giornalista attribuisce a Simone Casati la nascita del gruppo G.A.M.P.S, ma durante l'intervista lo stesso fa notare che il gruppo scandiccese esisteva già da oltre 15 anni.
Di Admin (Del 23/06/2009 @ 10:56:00, In Gamps, Linkato 158 Volte)
Il G.A.M.P.S. Scandicci cerca uno sponsor con cui legare le attività finalizzate alla salvaguardia del Patrimonio Storico Naturalistico Italiano.
25 anni di successi nel campo Mineralogico, le più grandi scoperte Paleontologiche sui Vertebrati Marini , gli Squali Oceanici a Siena e la nascita di un Museo, sono solo alcune cose che potranno essere legate al nome dello Sponsor.
Di Admin (Del 14/06/2009 @ 10:00:00, In Gamps, Linkato 469 Volte)
Dopo alcuni mesi dalla scoperta sono iniziati i lavori di restauro dei resti fossili della Stenella (una specue simile ad un delfino) recuperata nelle crete di Asciano, Siena.
Un altro reperto si aggiunge alla raccolta del piccolo Museo di Scandicci.
Di Admin (Del 10/06/2009 @ 08:13:00, In Gamps, Linkato 220 Volte)
Quando una balena muore, il suo corpo si rigonfia per via dei gas di decomposizione, ma è presto destinato ad affondare o a spiaggiarsi.
Il più delle volte la balena morta affonda e si adagia sul fondo del mare, in modo particolare quando l'animale è denutrito.
Le carcasse delle balene una volta sul fondale marino sono una ricca fonte di materia organica per gli organismi che vivono nelle profondità oceaniche.
Questa nicchia ecologica, chiamata in inglese "Whale fall communities" (Comunità associate alle carcasse di balena) può selezionare particolari specie all’interno di questo ambiente che è normalmente considerato povero di nutrienti.
Con il passare dei giorni, gli organismi saprofiti, tra cui numerosi squali, pesci macrouridi, missinoidi ed anfipodi, convergono sulla nuova fonte alimentare e voracemente rimuovono la carne dalle ossa (il tasso di consumo è stato stimato intorno a 40 - 60 chilogrammi di carne al giorno).
In molti casi la balena è messa a nudo fino all'osso nel giro di qualche mese.
Ad un anno dalla deposizione sul fondale, i resti della balena ed il sedimento vicino organicamente arricchito vengono infestati da innumerevoli policheti e crostacei insoliti, così come da molluschi ed altri invertebrati.
I policheti spesso coprono il fondo marino con un tappeto molto denso, fino a 45.000 animali per metro quadro, densità più elevata che in qualsiasi altro ambiente marino.
Gli animali in questa comunità opportunista ricca di nutrienti si alimentano direttamente del materiale organico presente tra le ossa, i fanoni e nel sedimento circostante.
Molti di questi animali sembrano essere presenti in alto mare solo nei pressi delle balene affondate e ad ogni nuova balena affondata studiata, ne spuntano nuove specie per la scienza.
In questa fase sebbene gli animali siano presenti in numeri molto elevati, solo poche specie sono in realtà presenti.
Una simile situazione si può osservare nei pressi di altre fonti di materiale organico ad alta concentrazione in ambiente marino, quali gli scarichi delle fogne.
Circa un anno o due dopo la caduta della balena, la maggior parte del materiale organico facilmente digeribile è stata consumata.
Tuttavia, nelle profondità dell’oceano, batteri zolfo riduttori continuano ad alimentarsi dei lipidi e degli oli che si trovano all'interno delle ossa della balena.
Questo processo libera gradualmente solfuro di idrogeno, che fornisce l’avvio per una terza fase, la formazioni di comunità batteriche zolfo dipendenti.
Questo terzo tipo di comunità è importante per diversi motivi.
Infatti, al termine di questo processo, si formano comunità che, anziché di essere basate su organismi fotosintetici, come il fitoplancton, si basano su una rete alimentare autonoma generata quasi interamente dall'energia proveniente dai batteri chemiosintetici, fornendo molte nicchie ecologiche differenti.
Questo tipo di comunità che si forma cronologicamente più tardi, è stupefacente per la sua varietà.
Fino a duecento specie differenti di animali macroscopici sono stati trovati su un singolo scheletro di balena.
Molte di queste specie sono specificamente adattate per utilizzare le balene affondate come fonte alimentare e substrato.
Queste comunità possono anche essere sorprendentemente persistenti, con una vita comunitaria sul cadavere di una grande balena affondata che può raggiungere anche più di 50 anni.
Questa persistenza è particolarmente impressionante perché ogni comunità che si forma intorno ad una balena affondata è basata su una fonte alimentare transitoria.
Prima o poi, le larve planctoniche degli organismi invertebrati dovranno trovare e colonizzare in qualche modo una nuova balena per sopravvivere.
Ma gli affondamenti di balene è stato osservato che sono relativamente comuni.
Si valuta che, basandosi sulle attuali popolazioni di balene, può affondare una balena approssimativamente ogni 5-16 chilometri, questo almeno dove le popolazioni di cetacei sono ancora numerose.
Simili distanze vengono facilmente percorse dalle larve planctoniche.
La caduta di balene in acque molto profonde, come all’interno di un canyon sottomarino è inoltre particolarmente interessante perché a questa profondità gli organismi saprofiti sono meno attivi, ma gli organismi zolfo riduttori possono comparire molto prima.
Ogni comunità che si forma è pressoché unica per varietà di specie presenti.
Poiché molti di questi organismi sono difficili da identificare basandosi solo sulla loro morfologia, i ricercatori spesso utilizzano metodi genetici e analisi molecolari per capire i modelli evolutivi fra comunità diverse di balene affondate.
La presenza di molluschi associata alle ossa di balene fossili risalenti anche a trenta milioni di anni fa suggeriscono che le comunità che si formano intorno alle balene affondate esistono almeno da quando sono comparse sul nostro pianeta le balene stesse.
Dai terreni pliocenici del centro Italia, provengono molti resti di cetacei fossili scoperti alla fine del 1800, ma del tutto inutilizzabili ai fini di questi studi.
La maggior parte di questi resti è infatti oggi conservata all’interno di musei, ed è decontestualizzata dal sedimento in cui è stata scoperta e dal detrito che ricopriva e si concrezionava intorno alle ossa.
Solo raramente abbiamo qualche riferimento circa le specie di molluschi presenti nei dintorni dei reperti recuperati, poco o per nulla utili a ricostruire in modo approfondito la tipologia di whale fall presente.
Negli ultimi venti anni, grazie al Gruppo G.A.M.P.S. di Scandicci, si è riattivato un meccanismo latente da oltre un secolo.
Da anni, infatti, non venivano scoperti e recuperati un numero così elevato di reperti fossili di cetacei pliocenici.
L’attività di ricerca del gruppo toscano ha permesso in pochi anni di ritrovare e consegnare al mondo scientifico sei cetacei fossili rinvenuti fra la Toscana e l’Umbria.
Alla luce dei recenti studi inerenti le whale fall si è così pensato di poter approfondire anche in Italia questo studio dei sedimenti fossili, per poter meglio comprendere ed analizzare la formazione di queste comunità formatesi sulle balene affondate nell’antico bacino pliocenico della Toscana.
Se consideriamo il numeroso quantitativo di fossili significativi di Mysticeti recuperati tra le colline toscane ed umbre, possiamo immaginare la soddisfazione dei Ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze (http://www.geo.unifi.it/CMpro-v-p-127.html) che proprio ieri hanno iniziato gli studi sul materiale inerente alle balene recuperate dal G.A.M.P.S. di Scandicci.